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sabato 11 febbraio 2012

Il ritratto Etrusco-Italico



In Grecia abbiamo visto come qualsiasi rappresentazione umana fosse concepita come statua intera, con il corpo inteso come un tutto inscindibile. In era italica etrusca, invece, esisteva la suggestione che la personalità caratteristica di una figura si concentrasse nella testa e che questa fosse sufficiente per rappresentarne l'intera individualità.
Questa impostazione, si manifestava già nelle urne cinerarie dove sul piccolo corpo sbozzato si innestava una testa di proporzioni notevolmente maggiori, nel canopo chiusino, nel cippo-ritratto (diffuso ad esempio a Taranto) o nelle teste votive in terracotta.

Questa abitudine a privilegiare la raffigurazione di teste rappresentò un terreno più predisposto all'espressione ritrattistica, anche se non si conoscono esempi di ritratti veri ("fisiognomici") anteriori ai traguardi in Grecia.
Inizialmente infatti tutte le raffigurazioni ritrattistiche erano solo convenzionali, "tipologiche", ed è solo dalla fine del IV secolo a.C. che si iniziarono a incontrare indizi di ritratti fisiognomici.

I sarcofagi etruschi

I famosi sarcofagi di età arcaica con coppie (Sarcofago degli Sposi, ecc.) non sono altro che raffigurazioni idealizzate dei defunti, senza spunti realistici; lo stesso vale per i sarcofagi di Vulci Tarquinia e Cerveteri o le urne di Chiusi, Perugia e Volterra.

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Scarsa è anche la caratterizzazione nel sarcofago di Laerthia Seianti del Museo archeologico nazionale di Firenze, quasi identico a quello della sua parente Thanunia al British Museum. La certezza che questi sarcofagi erano destinati a "quei" defunti, dimostra che in ambito etrusco l'interesse nel fissare le reali fattezze dei defunti doveva essere piuttosto secondario e riguardare occasionalmente solo casi eccezionali.

Vuoi scoprire di più?

Per una guida introduttiva al genere del ritratto leggete QUI

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000


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