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giovedì 1 marzo 2012

Il ritratto bizantino

L'imperatore Giustiniano, Basilica di San Vitale, Ravenna
Con il trasferimento della capitale da Roma a Bisanzio (330 d.C.) e poi con la suddivisione politica dell'Impero Romano in Impero d'Oriente e Impero d'Occidente (395 d.C.) si aprì un nuovo capitolo nella storia: nacque l'Impero Bizantino che durò sino al 1453. Con esso nacque anche un nuovo linguaggio figurativo, ricco di influssi ellenistici, della Siria, della Persia e dell'Egitto.

L'Italia entra in contatto con la cultura bizantina quando, nella metà del VI secolo, Ravenna diviene sede dell'esarca (governatore) di Costantinopoli; le forme espressive dell'Oriente arricchiscono quindi le tradizioni tardo-imperiali e cristiane della Penisola, dove l'influenza dell'arte bizantina resterà fondamentale fino all'inizio del secolo XIII.

Ritratti, simboli del potere

Ai Bizantini non interessava raffigurare immagini vere, ambienti reali. Per loro Cristo, la Madonna, l'imperatore e i dignitari erano solo simboli del potere spirituale e temporale, per cui non intendevano portarli al livello degli uomini comuni.
Erano, per così dire, personaggi troppo in alto, astratti, semplici forme e colori che si avvicinavano ben poco alla realtà. Per rendere questo mondo inavvicinabile viene usato appunto il mosaico che non i suoi colori splendenti, con i suoi giochi di luce, si addice ottimamente a creare un'atmosfera suggestiva e irreale.

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Nascono figure rigide, piatte, stilizzate, quasi sempre ritratte di fronte con la fissità dello sguardo da cui non traspare nessun sentimento particolare. Le figure sembrano astratte, lontane con assenza di rilievo, di chiaroscuro, di prospettiva: il fondo d'oro crea un'atmosfera irreale.

Per una guida introduttiva al genere del ritratto leggete QUI
Per scoprire la storia del ritrattismo segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000


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