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lunedì 16 aprile 2012

Andrea del Sarto ritrattista senza errori

Andrea del Sarto, ritratto virile
Tra lo stile dei grandi maestri e l'avvio della maniera moderna sta in particolar modo Andrea del Sarto (1486-1530), definito dal Vasari il "pittore senza errori". La sua pittura non è particolarmente originale o innovativa, ma osservando con attenzione le sue opere, i suoi ritratti, si possono riconoscere infiniti rimandi ad altri maestri. Senza mai ricorrere alla mera copia, ma anzi cogliendo con grande sensibilità l'essenza dello stile dei suoi predecessori. Guardando con calma i suoi ritratti, si sentono affiorare i ricordi di Perugino, di Raffaello, di Leonardo e di Michelangelo.
Nello stesso tempo ci si trova già sulla strada che verrà percorsa dai manieristi.




Andrea nacque il 16 luglio del 1486 dal sarto Agnolo di Francesco e da Costanza di Silvestro, a Firenze in via Valfonda, nel quartiere di Santa Maria Novella.
All’età di sette anni, secondo il Vasari, andò a fare l’apprendista nella bottega d’un orafo, dove manifestò subito la sua inclinazione al disegno, che venne notata dal pittore Gian Barile, o dal fratello di lui, Andrea. È però nella bottega di Piero di Cosimo che l'artista continuò il tirocinio.
Intanto, al pari degli altri artisti fiorentini, poté avvalersi per la sua formazione di un momento particolarmente felice per la città di Firenze.

L'autoritratto dell'artista
Andrea è di quella nutrita schiera di giovani che dedicarono molte ore a copiare e studiare i cartoni di Michelangelo e di Leonardo per le Battaglie da affrescare nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Ed è lo stesso tempo del soggiorno a Firenze di Raffaello.
Tra i coetanei che vissero in questo clima fervido d’idee Andrea si ritrovò col Franciabigio; con lui strinse un’amicizia che durò qualche anno, e insieme presero una stanza in piazza del Grano. Intanto l'artista, come tutti i pittori dell'epoca, si iscrisse all’Arte dei medici e degli speziali.
Nel giugno del 1511 Andrea ricevette l’importante commissione d’un grande affresco nel refettorio del convento vallombrosano di San Salvi a Firenze, dove dipinse subito nel sottarco quattro tondi con santi dell’Ordine e uno con la Trinità.

Nel 1518 Andrea sposò Lucrezia del Fede, la giovane vedova di cui l’artista s’era così invaghito da farla diventare il modello ossessivamente privilegiato per quasi tutte le figure femminili raffigurate nei quadri di soggetto sacro (sante o madonne che fossero). Andrea proprio in quell’anno si recò al servizio del re di Francia Francesco I, portando con sé il collega Andrea Sguazzella. In Francia l’artista, benvoluto e stimato a corte, trascorse un periodo felice della sua vita, turbato solo dalle lettere speditegli dalla moglie che lo richiamava in patria.

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Chiesta licenza al re, l'artista tornò a Firenze per restarci giusto il tempo necessario a sistemare qualche faccenda, e con la promessa di riportare con sé, oltre alla moglie, opere di gran valore per la collezione del sovrano francese, Andrea partì alla volta di Firenze, e da qui invece non si mosse mai più. Nel 1520 comprò del terreno per costruirsi una casa. Nel 1523, per sfuggire alla peste, Andrea con la famiglia cercò riparo nel Mugello e venne ospitato dalle monache camaldolesi di San Piero a Luco. La badessa del monastero gli commissionò la pala per l’altare maggiore della chiesa, il bellissimo Compianto su Cristo morto.

Andrea del Sarto, Compianto su Cristo morto
Alla metà del decennio l’artista dipinse, su commissione di Ottaviano de’ Medici, una copia del Triplo ritratto di Leone X e i Cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi di Raffaello, che fu inviata al posto dell’originale a Federico II duca di Mantova. Nel 1525 l’artista firmò il celebre affresco della Madonna del Sacco in una lunetta del chiostro grande dell’Annunziata e poco dopo dipinse l’ultima storia allo Scalzo, con la Nascita del Battista.


A quest’epoca risale la commissione da parte della famiglia Passerini per l’altra monumentale Assunta, destinata alla chiesa di Sant’Antonio dei Servi a Cortona, dipinta però un po’ più tardi.
Al cardinale Silvio Passerini, Andrea aveva qualche tempo prima consegnato disegni per i ricami del celebre paramento, che è tuttora a Cortona nel Museo diocesano.
Nel biennio 1526-27 il pittore realizzò il grande affresco con l’Ultima Cena nel refettorio del convento vallombrosano di San Salvi, tanto bello da giustificare la leggenda che vuole impietriti davanti all’opera gli uomini cui era stato affidato l’incarico di distruggere gli edifici fuori le mura perché non fossero di ricovero alle truppe nemiche.

Andrea del Sarto, Ultima cena
Degli ultimi anni della vita di Andrea, morto di peste il 29 settembre 1530, sono le versioni del Sacrificio d’Isacco, la Sacra Famiglia dipinta per Ottaviano de’ Medici, il polittico per la chiesa di Sant’Agnese a Pisa e la pala di Poppi, che però Andrea non riuscì a portare a compimento.
Qualche mese prima di morire fu richiesto all’artista di affrescare sulle facciate del palazzo del Podestà e della Mercanzia a Firenze, impiccati in effigie, i capitani che avevano tradito la repubblica fiorentina durante l’assedio del ’29.
Di questi lavori non restano che pochi fogli preparatori nel Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi a Firenze. Di Andrea del Sarto ci rimane la sua arte senza errori.

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Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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