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lunedì 15 ottobre 2012

Gustav Klimt ritrattista

Gustav Klimt, ritratto della baronessa Bachofen-Echt
Prosegue il percorso attraverso il ritratto. Ed è la volta di Gustav Klimt.
Un raffinatissimo contesto culturale, arricchito dalla intersezione e dalla reciproca confluenza di tutte le principali discipline artistiche, in particolare musica, letterature e pittura, ma anche architettura, arti decorative e disegno industriale, fa da sfondo all'evoluzione pittorica di Gustav Klimt (1862-1918) e all'impercettibile ma inesorabile agonia di una concezione politico-sociale di tradizione millenaria.

La sottile inquietudine che anima i volti magnetici e sensuali dei ritratti di Klimt viene ricomposta all'interno di una concezione poetica rassicurante, fatta di raffinato decorativismo e di preziosità stilistica.
L'iconicità di derivazione bizantini, dei ritratti femminili si fa portavoce di una visione idealizzata della borghesia viennese di fine secolo.
Incastonate nella preziosa corazza degli abiti e private della loro fisicità naturale, le donne di Klimt sembrano non poter esprimere nessuna particolare pulsione vitale. Icone della condizione femminile dell'epoca, interpretano, senza uscire dagli schemi, il ruolo convenzionale di madri e mogli borghesi.


Ritratto della baronessa Bachofen-Echt

Elisabeth Bachofen-Echt era la figlia di August e Serena Lederer, i mecenati più importanti di Klimt. Ma la storia dietro questa baronessa è molto più intricata di quello che sembra.
Gustav Klimt non è mai stato sposato, ma come dice la storia, le sue innumerevoli relazioni hanno lasciato 17 bambini. Alcune voci dicono che ha avuto relazioni anche con Serena Lederer, Adele Bloch-Bauer, Emilie Flöge Louise e Alma Mahler-Werfel, solo per citare le donne più note.

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Elisabeth Bachofen-Echt, figlia di Serena Lederer, è sopravvissuta al Nazionalsocialismo proprio a causa di un certificato attestante che il padre era Gustav Klimt. Questo fu il suo biglietto per la sopravvivenza: venne considerata come figlia dell'ariano Gustav Klimt e non dell'ebreo August Lederer e quindi fu salva.


L’immagine, nei ritratti in piedi (come questo) è costruita su una rigorosa simmetria che conferisce ai personaggi un atteggiamento ieratico, mentre il colore è applicato per tocchi sempre più sfumati.
Nelle figurine che incorniciano la baronessa domina una nota orientale. Alla struttura piramidale del soggetto si accompagna una sintassi astratta e serrata, tipica dell'ultima produzione klimtiana.
Conclusa dal 1909 la fase aurea e superata la crisi seguente, Klimt rigetta i moduli greci o egizi per concentrarsi su una festosa esuberanza cromatica, vicina a Henri Matisse.

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Per scoprire la storia del ritrattismo segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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