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mercoledì 7 novembre 2012

Andy Warhol e il ritratto ripetuto

Andy Warhol, Marilyn Monroe, 1967
I ritratti dei divi del cinema, del jet set e della musica americana, sono infinitamente ripetuti nelle serigrafie di Andy Warhol (1930-1987), pittore, grafico e regista statunitense. 
Personalità ossessiva ed eccentrica, fu tra i più significativi esponenti della pop art imponendosi, anche come personaggio, nella scena artistica internazionale.


Notissime le sue serie serigrafiche dedicate al concetto della riproducibilità e della commercializzazione dell'arte. Le sue opere illustrano perfettamente il crudele svilimento del soggetto operato dalla banalità dell'immagine consumistica.
La fruibilità usa e getta della moderna società dei consumi implica non solo una mercificazione dell'arte ma una fagocitazione istantanea ed effimera delle immagini stesse e un vorace cannibalismo delle persone che le abitano. Una volta ridotto a icona l'individuo è schiavo della superficialità dello sguardo del pubblico di massa e delle leggi spersonalizzanti dello star system.


La tecnica usata da Warhol è quella del riporto fotografico, con violenti colori, che dissacrava il concetto di unicità dell’opera d’arte, creando un procedimento artistico meccanico. E certo una critica che gli può essere fatta dallo spettatore è quella del "Lo potevo fare anch'io".
Ma anche in questo caso non ci si può fermare nel giudizio delle capacità tecniche. L'arte di Warhol è geniale nell'esprimere la società del suo tempo, nell'intuizione e nel prevedere molto di quello che venne dopo e che stiamo vivendo oggi.

Marilyn Monroe

Marilyn Monroe morì nel mese di agosto del 1962. Nei successivi anni Warhol ha fatto una serie di serigrafie dipinte su di lei, tutte basate sulla stessa pubblicità realizzata nel 1953 per il film Niagara. Warhol ha trovato in Monroe una fusione di due dei suoi temi più ricorrenti: la morte e il culto della celebrità. Ripetendo l'immagine, egli evoca la presenza diffusissima di Marilyn nei media di allora. Il contrasto di colori vivaci e l'effetto di dissolvenza di alcuni dei pannelli, sono indicativi della mortalità della stella di Hollywood che nonostante la sua celebrità ed elevazione a mito, non riesce a sottrarsi al destino che ci accomuna tutti.

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Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti.
Così diceva Andy Warhol ormai tanti anni fa. 
Forse quindici minuti di notorietà senza esprimere particolari capacità sono più che sufficienti, e se lo diceva Andy Warhol, uno che ha creato la maggior parte del suo successo sfruttando il consumismo e prendendosi gioco dei suoi modelli dei suoi miti forse qualcosa di sensato c'è.


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Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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