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martedì 13 novembre 2012

Il ritratto di Stato


Il ritratto di Stato ha una tradizione secolare. Nasce e si sviluppa in ambito politico per soddisfare l'esigenza di celebrare e ricordare re, sovrani, esaltandone l'autorità e la maestà regale.
A partire dalle statue degli imperatori romani, passando dalle effigi dei sovrani carolingi all'interno dei codici miniati.

In Italia, nell'ambito delle corti rinascimentali, il ritratto svolge un ruolo decisamente importante. La corte è infatti il luogo di residenza della famiglia regnante, garante dell'ordine sociale e politico. Famosi a riguardo i ritratti di Pisanello, che già abbiamo avuto modo di guardare. Durante tutto il Quattrocento il ritratto assume sempre più importanza, e l'impostazione delle figure, di conseguenza, si diversifica. La tipologia del ritratto di profilo viene pian piano sostituita dalla vista di tre quarti, di derivazione tipicamente fiamminga, e da quella frontale. Anche nella precisione del volto nella resa delle fattezze, migliora.


Esempi di ritratti non idealizzati ce li dà Jean Fouquet, che rappresenta il sovrano Carlo VII come un vecchio debole e stanco. Modello di ritratto a busto che diventerà il prototipo del ritratto ufficiale francese.
Il ritratto in piedi compare più tardi, all'inizio del Cinquecento, quando si va delineando la figura del sovrano considerato unico depositario del potere all'interno del proprio regno. Quindi era normale rappresentarlo idealizzato, esaltando la sua posizione di potere. Raffaello e Tiziano troveranno nuove formule originali nell'ambito della ritrattistica di Stato.

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A partire dagli anni intorno al 1530, la personalità effigiata comincia ad acquistare un aspetto sempre più aulico, finendo per perdere ogni accenno naturalistico della figura. Segni caratteristici del potere: le vesti preziose, la posa rigida, e gli atteggiamenti impassibili.
Questo tipo di ritratto celebrativo si protrarrà nel Seicento, nel Settecento, fino all'Ottocento, dove emblematici sono i ritratti realizzati a Napoleone da Ingres e David, a cavallo, sul trono da imperatore, nel ruolo di stratega militare, insomma una vera e propria celebrazione carismatica del leader.

Jean Fouquet, Carlo VII re di Francia
Jean-Auguste-Dominique Ingres,
Napoleone I sul trono.

Nel corso del Novecento il ritratto di Stato viene ripreso sopratutto nelle pose originarie, anche se con esiti del tutto nuovi ed originali. Due esempi su tutti: Duchamp e Warhol.

Continua l'esplorazione ...

Approfondisci l'argomento leggendo QUI.
Per scoprire la storia del ritrattismo segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

Marcel Duchamp,
 allegoria di genere (George Washington)
Andy Warhol, Mao

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