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mercoledì 28 novembre 2012

Nani, buffoni, commedianti

Questa è la storia di un genere di ritratto, diffuso sopratutto dal rinascimento, che focalizzò l'attenzione su una schiera di persone molto particolari.
In molte corti europee del XV XVI secolo erano presenti nani, detti anche omuncoli, che venivano usati come giullari e talvolta sbeffeggiati e ridicolizzati.
Molti venivano ritratti nelle opere ufficiali al pari di curiosità bizzarre, come degli animali esotici stravaganti. Tra gli artisti che hanno raffigurato nani vi sono Andrea Mantegna (nella Camera degli Sposi a Mantova), Anton van Dyck, Diego Velázquez e Pieter Paul Rubens.

Agnolo Bronzino, ritratto del nano Morgante come Bacco
Andrea Mantegna, Camera degli Sposi, particolare
























Certamente un'artista che ha dato grande spazio a questo tipo particolare di rappresentazione è Velazquez.
Fra i suoi ritratti i più impressionanti sono quelli dei nani. Con una scelta sconcertante, decisamente moderna, Velazquez sottolinea la grande dignità, la sensibilità acuta, talvolta persino l'intelligenza superiore e dolorosa di questi uomini sfortunati.

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I  più impegnativi sono i dipinti in cui Velazquez ritrae i buffoni a figura intera, nello stesso formato e persino in pose analoghe a quelle scelte per i ritratti del re. Come nel dipinto in cui un buffone interpreta la gloriosa memoria di don Giovanni d'Austria, l'ammiraglio vincitore della battaglia di Lepanto.

Diego Velazquez, il buffone don Juan de Austria
E questo post vuole essere un omaggio proprio a tutte quelle persone che vengono considerate diverse, stravaganti, anomale. Sono sempre esistite e la storia dell'arte ci restituisce le loro storie e la loro dignità.

Continua l'esplorazione ...

Per approfondire guardate la puntata della web serie di Artesplorando dedicata a questo tema QUI
Per scoprire la storia del ritrattismo segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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