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martedì 4 dicembre 2012

I ritratti di Carlo V

La storia del ritratto è legata a due figure unite da un rapporto di committenza: il grande Tiziano da un lato e dall'altro il suo più celebre committente, Carlo V.
Il primo è uno dei pochi artisti che hanno avuto un ruolo così vasto e profondo nell'evoluzione dell'arte. Tiziano ha avviato un nuovo modo di maneggiare i colori, di mettersi in relazione con le figure che stanno dentro l'opera, di stendere la materia pittorica sulla tela.

Tiziano, Carlo V con un cane
Tiziano, Carlo V alla battaglia di Muhlberg
Il secondo è una delle più importanti figure della storia d'Europa, incoronato come re di Spagna con il nome di Carlo V, re d'Italia, Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico (S.R.I.), padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno non tramontava mai il sole.

Carlo V era bruttissimo, ma abbastanza spiritoso da ironizzare sulla propria scarsa avvenenza. Per dare all'imperatore un certo carisma, Tiziano suo pittore di fiducia, sceglie la figura intera, fino ad allora molto rara. In questo modo il personaggio viene presentato nella pienezza dell'aspetto fisico.

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In più i ritratti vengono solitamente appesi ad una certa altezza: se si utilizza la figura intera, il signore sovrasta materialmente lo spettatore, venendosi a trovare più in alto in posizione di dominio. 
E sarà sempre Tiziano nel ritrarre Carlo V, a dare fortuna al ritratto equestre che manterrà sempre un tono da trionfo o da parata militare.

Continua l'esplorazione ...

Per scoprire la storia del ritrattismo segui l'etichetta #ritrattieritrattisti

Fonti: Il ritratto, a cura di Stefano Zuffi, Electa, Milano, 2000

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