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martedì 11 dicembre 2012

Il Dandy

Ecco una tipologia di persona che intreccia la propria vita con il bello e con la storia dell'arte.
Il dandy nasce nella società inglese della Reggenza, nei primi decenni del XIX secolo, con George Brummel.
Brummel in realtà non è un artista, ne un filosofo che rifletta sul bello e sull'arte. In lui l'amore per la bellezza e l'eccezionalità si manifesta come costume. L'eleganza, che si identifica con la semplicità, si unisce al gusto per la battuta paradossale e per il gesto provocatorio. Negli anni della Restaurazione e durante la monarchia di Luigi Filippo il dandismo penetra in Francia, conquista uomini di mondo, poeti e romanzieri di successo e trova infine i suoi teorici in Charles Baudelaire e Jules-Amedee Barbey d'Aurevilly.

Aubrey Beardsley, Perseus

Richard Dighton, caricatura-ritratto di George Brummel

Verso la fine del secolo il dandismo fa ritorno in Inghilterra, dove verrà poi praticato da Oscar Wilde e dal pittore Aubrey Beardsley. Questi, piuttosto influente negli ambienti teatrali all'epoca di Oscar Wilde, fu profondamente influenzato dallo stile giapponese che era di moda in quegli anni: famose sono le sue illustrazioni in bianco e nero a campiture piatte per opere come Salomè.

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In Italia elementi di dandismo sono presenti nei comportamenti di Gabriele D'Annunzio. Il dandismo quindi si manifesta come opposizione ai pregiudizi e ai costumi correnti, ed ecco perché per alcuni dandy appare significativa la scelta dell'omosessualità, che all'epoca era totalmente inaccettabile e penalmente punibile.

Oscar Wilde
Giovanni Boldini,
il conte Robert de Montesquiou-Fezensac

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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