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venerdì 14 dicembre 2012

La Gorgone e gli Eroi e Giulio Aristide Sartorio

Giulio Aristide Sartorio, La Gorgone e gli Eroi
E il viaggio tra i simbolisti continua ... con Giulio Aristide Sartorio.
Grande pittore italiano, nacque in una famiglia di artisti, allievo del padre Raffaele e del nonno Girolamo, entrambi scultori e pittori di origine novarese. Iscrittosi all'Accademia di belle arti di Roma, fu sempre restio agli insegnamenti accademici e studiò sopratutto da autodidatta. Viaggiò molto in Europa: nel 1884 visitò Parigi.

A questo periodo appartengono le prime illustrazioni per la Cronaca bizantina di A. Sommaruga, per il Convito di A. de Bosis, per l'Isotta Guttadauro di G. D'Annunzio, che attestano il graduale passaggio a uno stile decorativo d'ascendenza liberty, caratterizzato da una maggiore minuziosità disegnativa.

Nel 1889 vinse la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi con I figli di Caino. Accostatosi alle ricerche condotte da N. Costa, nel 1890 eseguì i primi paesaggi e aderì all'associazione In Arte Libertas; nello stesso anno ricevette la commissione per il trittico Le vergini savie e le vergini folli.

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Dopo un viaggio in Inghilterra, nel 1895 fu chiamato a insegnare all'Accademia di belle arti di Weimar per occupare la cattedra che appartenne a Bocklin. Durante il soggiorno in Germania (1895-99), oltre ai numerosi studi di animali e paesaggi, portò a termine il dittico Diana d'Efeso e gli schiavi e La Gorgone e gli eroi, opera di un decorativismo monumentale carico di enfasi drammatica e di ricordi preraffaelliti.

 La Gorgone e gli Eroi

E su quest'opera, che amo particolarmente, mi vorrei soffermare.
Gli artisti del tempo, spesso delusi dalla politica, si rifugiarono nel mito, come nel caso di questo dipinto. In questo quadro Sartorio  rappresenta la bellezza in chiave decadentista, bellezza che è vita e morte, che degli uomini non si cura e li annienta.


Le figure a terra rappresentano le razze umane dormienti con in mano i simboli della forza e della potenza degli uomini: un serpente, una corona, un randello. Le figure sono rappresentate in maniera molto realistica inserite in una natura primordiale, confusa e liquefatta.

Rientrato in Italia, accanto all'attività di paesaggista che lo vide, nel 1904, tra i promotori del gruppo dei XXV della Campagna Romana, ebbe numerose commissioni pubbliche (fregio decorativo per la nuova aula del Parlamento, 1908-12; ecc.) in cui l'ispirazione letteraria si fonde a una ricercata eleganza disegnativa.
Nel dopoguerra lavorò ai bozzetti per la decorazione a mosaico del duomo di Messina.
Fu anche scrittore, regista, scultore e critico d'arte.

Scopri di più ...

Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l'etichetta #simbolismoesimbolisti 

Fonti: Il Simbolismo, da Moreau a Gauguin a Klimt, a cura di Genevieve Lacambre, Ferrara Arte Editore, Ferrara, 2007

2 commenti:

  1. Ho condiviso questo post, se non dispiace ^^.

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    1. Ciao, grazie per la condivisione!!! hai fatto benissimo e torna presto per partecipare al giveaway!

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