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mercoledì 16 gennaio 2013

Eugene Carrière, artista che sfugge alla retorica delle scuole

Eugene Carriere, Autoritratto
Eugène Carrière nacque il 16 gennaio 1849 a Gournay sur Marne, attuale Seine Saint-Denis, da Leon Carrière e da Elisabeth Wetzel. Iniziò a lavorare a Strasburgo come litografo, poi si iscrisse alla Scuola di Belle Arti di Parigi dove, frequentando i musei e sotto la guida dell'artista Alexandre Cabanel, elaborò un suo modo personale di osservare la natura. Fin dalla prima giovinezza professò ideali di giustizia e libertà, aspirando a un mondo più solidale e tollerante come testimonia la sua litografia "I diritti dell'uomo" oggi al Museo di Strasburgo.

Con Rodin, con cui condivise i principi estetici, strinse amicizia fin dal 1880 e per lui realizzò la copertina del catalogo della sua esposizione del 1900 al Pavillon de l'Alma.
Artista faticò e soffrì molte privazioni, ma prima della sua morte, venne  ufficialmente riconosciuto anche se non del tutto approvato dal Salon in cui espose. Non fu un impressionista. Non fu neanche un realista. Un "solitario", hanno deciso di chiamarlo, ma la sua non fu l'arte ermetica di un solitario come Gustave Moreau. Carrière, al contrario, fu un uomo di notevoli impulsi sociali, e quando nel 1889 ricevette la Legione d'Onore, egli fu in grado di mescolarsi con i suoi simili. Era lo spirito più progressista tra tutti i suoi fratelli.

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All’alba del nuovo secolo, tra accademismo e modernismo, divenne un artista di riferimento nell'ambito della pittura moderna di allora. Fu tra i leader del movimento "secessionista" che portò alla fondazione della Società Nazionale. Nel 1899 insegnò all’Accademia Carrier frequentata da Matisse e Derain che lì trovarono una totale libertà di espressione che favorì la loro formazione, così come i fauves, che esposero al Salon d’Automne, per i quali tanto si batté Eugène Carrière e di cui divenne il primo presidente.
Lavorò fino all'ultimo, come aveva lavorato per tutta la sua lunga vita, instancabilmente. Morì il 27 marzo 1906 dopo tre anni di sofferenze dovute ad un cancro.

Il suo stile personalissimo si trasformò sempre più verso un monocromatismo fatto di terra d’ocra che ispirerà anche il Picasso della prima maniera. Incompreso dal grande pubblico fu apprezzato da Gauguin e Denis. Sempre fedele ai suoi ideali liberali e progressisti difese l’idea di un umanesimo che avesse come priorità la formazione culturale.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l'etichetta #simbolismoesimbolisti 

Fonti: Il Simbolismo, da Moreau a Gauguin a Klimt, a cura di Genevieve Lacambre, Ferrara Arte Editore, Ferrara, 2007

1 commento:

  1. ...grazie per l'esposizione dettagliata di un grande artista che meriterebbe di essere riconosciuto a un livello maggiore...alla prossima...

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