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giovedì 7 febbraio 2013

Andrea Palladio, a self made man

Andrea Palladio in uno dei pochissimi ritratti attendibili, attribuito a G.B. Maganza
Questa è la storia di un uomo senza volto, sono passati secoli dalla sua morte e ancora possiamo solo fare congetture sulle sue fattezze.
La cosa sicura che di lui si sa è che si chiamava in realtà Andrea di Pietro, nato nel 1508 a Padova, che allora faceva parte della Repubblica di Venezia, da una famiglia di umili origini: il padre Pietro, detto "della Gondola" era mugnaio e la madre Marta detta la Zota ("la zoppa") una donna di casa.

Formatosi come scalpellino, divenne il più importante architetto e scenografo della Repubblica di Venezia, attivo sopratutto a Vicenza. Palladio frequentò i circoli umanistici dell'epoca, legando in maniera particolare con Giangiorgio Trissino col quale visitò le rovine romane di Verona e di Roma. Dopo la morte dell'amico Trissino, avvenuta nel 1550, realizzò un'edizione dei testi di Vitruvio aiutato da Daniele Barbaro, umanista, studioso di filosofia, matematica e ottica.

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Il passato classico, sopratutto romano, è il riferimento principale per Palladio sia nella pratica architettonica, sia per la produzione di trattati teorici come i Quattro libri dell'Architettura, scritti nel 1570. Nel 1546 si affermò come architetto vincendo il concorso per la ristrutturazione della Basilica di Vicenza, la sede del consiglio cittadino. L'architetto creò un vero e proprio involucro costruito sopra la struttura medievale, in stile classico a doppio ordine di serliane. In seguito Palladio ricevette diversi incarichi per palazzi privati e per ville fuori città, luoghi dell'ozio per i signori e centri di produzione agricola.

Basilica di Vicenza
Le ville sono progettate seguendo due schemi principali, entrambi caratterizzati dal motivo della facciata a mo' di tempio: le strutture in cui prevale la funzione agricola si sviluppano in orizzontale con ali laterali porticate chiamate "barchesse"; le altre si elevano su due piani, con il pronao organizzato su un doppio ordine. Particolarmente originale è la struttura di Villa Capra detta anche "La Rotonda", a pianta quadrata con gli ambienti divisi in modo simmetrico e quattro facciate a tempio. Per gli edifici religiosi invece Palladio rinunciò alla pianta centrale per adeguarsi a quella longitudinale come volevano i canoni religiosi dell'epoca.

Villa Caprara, della la Rotonda
L'ultima opera a cui lavorò è il teatro Olimpico di Vicenza, primo e più antico teatro stabile coperto dell'epoca moderna. Nessuno meglio di Antonio Palladio, incarna il sogno del self made man, partito da una condizione svantaggiata, arrivò alla gloria eterna. Per lui nel 2010 si scomodò pure il Congresso degli Stati Uniti che con la risoluzione n. 259 del 6 dicembre ha riconosciuto Palladio come padre dell'architettura americana. In fondo Palladio in America è di casa, a lui si deve stilisticamente anche il bel portico bianco della Casa Bianca.

Casa palladiana-capanna in Africa
Da Vicenza a Washington, passando dall'Inghilterra, dove nel Settecento Palladio poteva vantare un fan accanito come Lord Burlington, che si affidò ai suoi disegni per riprodurre le sue architetture. Gli inglesi ritrovarono nei suoi progetti quell'unità tra natura e architettura che da sempre per loro fu un simbolo di civiltà e di decoro. I diversi progetti di Palladio furono di volta in volta pensati in base alle caratteristiche dell'ambiente in cui si inserivano, in base al rapporto con l'antico e alle esigenze dei committenti. Le sue case dialogarono e stabilirono un miracoloso rapporto con la natura come se ne fossero un prolungamento.

Palazzo Chiericati
Così nei campi si lavorava e nelle ville la ricca borghesia mostrava tutta la sua opulenza.
La fortuna di Palladio attraversò anche i continenti: dall'Inghilterra passando dalla Francia arrivò fino in Russia e perfino in Africa, dove nell'Ottocento gli schiavi neri una volta liberati e tornati in patria, riproposero con legno e lamiere le ville palladiane dei loro ex padroni.
Come in una sorta di cerchio, la villa che si ispira al tempio greco e romano a sua volta ispirato alla capanna di legno, torna in Africa ad essere capanna, dopo aver attraversato l'Atlantico.

Villa Foscari, detta la Malcontenta
Forse Palladio è un altro di quegli italiani conosciuti e stimati più all'estero che in patria: i suoi disegni tornano a Vicenza a singhiozzi, perché oggi sono quasi tutti di proprietà dell'Inghilterra. Un ulteriore conferma della sua modernità.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

3 commenti:

  1. Sempre spunti estremamemte interessanti caro Christian, trattati con dovizia di particolari , ma con molta leggerezza , che provano piacere venirne a conoscenza.
    Grazie e buona serata!

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  2. Grazie Nella, i tuoi commenti mi danno carica di scrivere ancora meglio!!!
    Ciao ciao

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  3. Grandi artisti di cui si è quasi persa la memoria nel paese di origine ma che ritornano dopo aver permeato numerose altre culture.
    Particolarmente appropriata la ellissi (in quanto di parabola non si può parlare) della capanna che si trasforma in tempio quindi in villa e quindi torna ad essere capanna in Africa. In fondo l'architettura è un continuo rimando alla natura e alle sue forme primigenie.

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