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venerdì 22 febbraio 2013

Filippo Lippi: religiosità e sentimento

Filippo Lippi, Madonna col Bambino e due angeli
Quando penso a una possibile immagine della Madonna (io non sono credente) sicuramente mi vengono alla mente le giovani donne di Filippo Lippi, dolci e materne.
Nato a Firenze nel 1406, Filippo era frate converso nel convento del Carmine a Firenze proprio mentre Masaccio dipingeva le Scene della vita di san Pietro nella cappella Brancacci. Ben presto lasciò il convento, conducendo una vita avventurosa. Maggior credito va invece dato alla notizia dello storico Giorgio Vasari circa un soggiorno di Filippo a Napoli, dove avrebbe trovato un ambiente legato strettamente alla cultura fiamminga, che sembra rispecchiare una certa attenzione ai particolari minuti in alcune delle sue opere giovanili.



Nel 1456, mentre dipingeva a Prato, spinse una monaca di Santa Margherita a fuggire con lui e dall’unione, in seguito legalizzata da Pio II, che sciolse dai voti i due fuggitivi, nacque un figlio, Filippino, destinato anch’egli a diventare pittore. Dapprima formatosi in un ambiente ancora intriso del gusto gotico, Filippo seppe guardare quanto si compiva sotto i suoi occhi nella cappella Brancacci dove, accanto alle ultime raffinatezze gotiche di Masolino, si affermava rigorosamente il modo teso e severo di Masaccio, primo grande pittore del rinascimento.

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Nelle prime opere di Filippo l’impronta di Masaccio traspare nel modello massiccio delle figure, ma l'artista si rivelò contemporaneamente estraneo al rigore prospettico che domina le composizioni di Masaccio e al carattere intensamente drammatico, libero da ogni compiacimento decorativo e da ogni enfasi che invece contraddistinse il caposcuola dei pittori del rinascimento.
Egli traspose quest’umanità nuova nelle sue figure rustiche e gioiose ed è grazie a questa traduzione in forme più semplici e comunicative, al suo gusto per accentuazioni cordialmente popolari, che nella prima metà del Quattrocento egli seppe avvicinare al nuovo stile anche il grande pubblico, sconcertato dal linguaggio spoglio e razionale inaugurato dal rinascimento.


Nel 1434 il nostro pittore è a Padova, ma nulla resta di sicuro di questa sua attività nel Veneto; non sembra, del resto, che egli fosse ancora in grado d’introdurvi con autorità l’arte nuova, ciò che, al contrario, Donatello potrà fare qualche tempo dopo, grazie ai suoi dieci anni di soggiorno padovano. Tornato a Firenze, Filippo si interessò sia alle caratterizzazioni donatelliane sia ai dettagli di gusto fiammingo. Inoltre, in questa fase di intenso accrescimento, diventerà sempre più evidente l’influsso dell’Angelico, attraverso una tavolozza più chiara e luminosa. 
L’artista morì a Spoleto nel 1469, dove, con Filippino ancora ragazzo, si era recato a dipingere nel coro della cattedrale. 

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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