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mercoledì 6 febbraio 2013

Henri Fantin-Latour

Henri Fantin-Latour, ritratto di Madame Leon Maitre
Artesplorando ripercorre per voi tutti i maggiori artisti →simbolisti, su cui il più delle volte è difficile reperire informazioni.
Ignace Henri Jean Théodore Fantin-Latour, noto ai più come Henri Fantin-Latour, nacque a Grenoble il 14 gennaio 1836.
Ricevette i primi insegnamenti dal padre, che un tempo aveva goduto a Grenoble di una certa fama di ritrattista. Giunse a Parigi bambino con la famiglia, nel 1851 entrò nello studio di Lecoq de Boisbaudran, ma fu al Louvre che scoprì i suoi veri maestri: Tiziano, Veronese, Van Dyck e Watteau.



L’amicizia con Whistler lo condusse in Inghilterra, dove la sua fama si consolidò rapidamente; vi soggiornò quattro volte tra il 1859 e il 1881, entrando in contatto con i preraffaelliti, e divenendo amico di Rossetti. Il suo primo tentativo di entrare al salon nel 1859 venne respinto. Ebbe miglior fortuna nel 1861, ma, dopo un secondo rifiuto nel 1863, partecipò al Salon des refusés.
Dal 1864 comparve sempre al salon. Si rivelò inizialmente con ritratti, sia individuali, sia doppi, sia collettivi, che restano i più celebri e che ricordano, nel modo di raggruppare i personaggi, quelli olandesi del XVII secolo. 
Molti di queste opere sono oggi raccolte al Museo d’Orsay e presentano la veridica immagine di artisti e scrittori. La sua arte trovò però altre forme d’espressione, la natura morta e la composizione poetica. Le nature morte attestano, come i ritratti, una sensibilità realistica. Egli s’impegnò a renderle con una pennellata minuziosa, avvolgendo la forma dei fiori, dei frutti e degli oggetti in una luce chiara e sottile. All’opposto, nelle sue composizioni creò un mondo irreale e fatato popolato di ninfe vestite di veli, che ricordava l'opera di Prud’hon con l'aggiunta di un influsso preraffaellita. La maggior parte di tali opere fu suscitata dalla sua passione per la musica.

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Trasse temi da Schumann, Wagner, Berlioz e volle celebrare quest’ultimo nell’allegoria l’Anniversario. La passione per l’opera lirica ispirò le sue importanti serie di litografie, dedicate soprattutto a Berlioz e a Wagner. Fu strettamente legato agli impressionisti, che incontrava al caffè Guerbois e che ammirava, ma si dissociò dal loro movimento per la sua maniera tradizionale di dipingere, il riserbo, la ricerca psicologica nei ritratti, il disegno preciso nelle nature morte, il gusto dei neri e dei grigi, le armonie di colori scuri.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l'etichetta #simbolismoesimbolisti

Fonti: Il Simbolismo, da Moreau a Gauguin a Klimt, a cura di Genevieve Lacambre, Ferrara Arte Editore, Ferrara, 2007

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