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venerdì 1 febbraio 2013

L'originale e le copie nell' arte

Il prezzo di un'opera, nel mercato dell'arte è determinato anche dall’unicità dell’opera stessa.
Dal Novecento però questa caratteristica non costituì più un valore, dal omento che un artista decise di elevare a opera d'arte un oggetto di uso comune. Basti pensare alla Pop Art o ai ready made di Duchamp e dei dadaisti.

Il Bacco di Michelangelo, falso antico
La versione di Rubens della Battaglia di Anghiari


Se non fosse stato per le copie romane dei sublimi esemplari ellenici, non esisterebbe gran parte della storia dell'arte antica, gli stessi bronzi di Riace, non siamo in grado di dire con certezza se siano originali o copie in bronzo, destinate a qualche ricco mercante.

In tutte le epoche si realizzarono copie a scopo didattico. Lo stesso Michelangelo ancor giovane alla corte dei Medici, riprodusse un prototipo classico  poi spacciato autentico dallo scaltro acquirente.
La raffigurazione della Battaglia di Anghiari di Leonardo, è giunta fino a noi grazie alla provvidenziale  riproduzione di Rubens. Si ipotizza che perfino il volto di Gesù sulla sacra Sindone possa essere stata opera occulta di Leonardo da Vinci.
Ma in fondo forse ogni artista ruba lecitamente da chi lo ha preceduto, al punto che persino Pisasso diceva con civetteria "io non imito, copio!"
L'abilità dei copisti a prodotto nel tempo dei falsi strepitosi, alcuni moderni falsari sono diventati delle vere celebrità: uno su tutti il tombarolo Omero Bordo che auto esaltava la propria capacità di imitazione di opere etrusche.

Le false teste di Modigliani ed i loro autori
Dopotutto anche i più autorevoli critici e studiosi di arte possono essere tratti d'inganno: basti pensare al ritrovamento delle teste di Modigliani nel 1984 a Livorno. Si diceva fossero sculture ripudiate dall'autore prima di trasferirsi in Francia; uno scherzo messo in atto da tre ragazzi livornesi che avevano modellato i manufatti con il black and decker.

Ma se una copia viene autografata dall'autore stesso è da definirsi tale? De Chirico e altri come lui hanno firmato copie che gli venivano presentate dai mercanti d'arte: un remunerativo compromesso accettato da molti altri artisti. La società dei consumi ci ha insegnato poi che gli oggetti potevano essere di serie, la moda “pret a porter”, i libri collane economiche, i film serial e non solo. Abbiamo moltiplicato le cose, salvo poi cercare di nuovo, magari nel cibo, la specialità che rende imperdibile un gusto e per la quale siamo disposti a fare follie.

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Nel mondo del restauro poi, le copie, sono usate per proteggere gli originali, spesso statue poste all'aperto, dalle intemperie, dall'inquinamento, dal loro lento ed inarrestabile degrado; ponendo non pochi problemi di etica del restauro e della conservazione anche perché la copia va poi restaurata e conservata come l'originale? e l'originale non viene tolto dal suo contesto originale?

Ma per quanto possiamo ammirare l'opera di certi falsari, il loro limite è proprio la mancanza di originalità, poiché lo stile dei grandi artisti è inimitabile e cosa c'è di più bello che possedere qualcosa di unico al mondo, a maggior ragione, in una società in cui la riproduzione ed il consumo sono all'ordine del giorno.

C.C.

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