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venerdì 15 febbraio 2013

Paul Gauguin

Paul Gauguin, Autoritratto
Pittore, autore di stampe, scultore e ceramista francese, con Cèzanne e Van Gogh il più grande dei postimpressionisti e come loro figura cardine per lo sviluppo dell'arte moderna. Il padre era un giornalista radicale e la madre, che era per metà francese e per metà creola peruviana, era anch'essa di forti idee politiche: entrambi erano oppositori al regime di Luigi Napoleone e nel 1851 dovettero lasciare la Francia per andare in esilio in Perù. Gauguin trascorse parte dell'infanzia a Lima prima di tornare in Francia con la madre nel 1885. Nel 1865 entrò nella marina mercantile, nel '68 passò a quella militare e dal '71 lavorò con successo come agente di cambio.



Nei primi anni Settanta dell'Ottocento si avvicinò da dilettante alla pittura e nel 1874 vide la prima mostra impressionista. Più o meno nello stesso periodo conobbe Pissarro che lo incoraggiò. Nel 1883 rinunciò definitivamente al suo lavoro per dedicarsi all'arte a tempo pieno anche se non ebbe un gran successo. Per due anni, da Rouen a Copenhagen, cercò un illusorio equilibro che si risolse, col ritorno a Parigi nel giugno 1885, nel naufragio della sua vita familiare e nella miseria. Nel 1886 presentò all’ottava mostra impressionista 19 tele in cui la sua originalità iniziò ad affermarsi nelle inquietanti armonie dei paesaggi.



Tornato a Parigi dopo un soggiorno estivo a Pont-Aven, Gauguin realizzò presso Chaplet ceramiche dalle semplificazioni interessanti, e incontrò Van Gogh. Il viaggio del 1887 in Martinica gli rivelò il valore simbolico dei colori, rafforzando gli influssi concomitanti di Cézanne e di Degas.
Al suo ritorno, e durante il secondo soggiorno a Pont-Aven nel 1888, Gauguin a quarant’anni elaborò uno stile originale integrando il cloisonnisme e il simbolismo dei suoi amici nella propria esperienza del colore.

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Gauguin provava nostalgia per i luoghi esotici e pieni di colore della sua infanzia in Perù e nel 1891 lasciò la Francia per Thaiti. La sua teoria e pratica dell'arte riflettevano il suo desiderio di avere a che fare con semplici sentimenti umani piuttosto che con l'alta società. Fu uno dei primi a trovare ispirazione visuale nelle arti dei popoli antichi o primitivi e reagì vigorosamente contro il naturalismo degli impressionisti. Così come usò in modo antinaturalistico il colore per ottenere un effetto decorativo o emozionale. Gauguin realizzò inoltre xilografie nelle quali le zone bianche e nere formano disegni quasi astratti e i segni dello strumento fanno parte del disegno.

Paul Gauguin, La visione dopo il sermone
A Tahiti Gauguin si sforzò di diventare nativo e malgrado la costante pressione della povertà dipinse lì le sue opere più belle. I suoi colori divennero più risonanti, il disegno semplificato e più profonda l'espressione dei misteri della vita. Nel 1893 la cattiva salute e la mancanza di soldi lo costrinsero a tornare in Francia, ma ebbe un'eredità inaspettata da uno zio e ritornò a Tahiti nel 1895. Alla fine del 1897 realizzò la sua opera più grande e maestosa: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, poco prima di tentare il suicidio, avendo saputo della morte della figlia preferita. Nel settembre del 1901 si stabilì a Dominica nelle Isole Marchesi, dove morì due anni dopo. Fino all'ultimo lavorò ininterrottamente sfidando la povertà, la malattia e la mancanza di riconoscimenti.


Spesso non riusciva a procurarsi i materiali adatti ed era obbligato a stendere il colore spianandolo su grossolana tela di sacco, ma attraverso queste limitazioni forgiò uno stile di naturale energia totalmente appropriato all'audacia della sua visione.
Già pochi anni dopo la sua morte fu chiaro che la sua arte avrebbe avuto una larga influenza sulla generale tendenza antinaturalistica del XX secolo.

Paul Gauguin, Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?
Così scrisse di se:
Sono un grande artista e lo so. Proprio perché lo sono, ho sopportato molte sofferenze: per seguire la mia vita, se no mi considererei un bandito. Che è quello che sono, del resto, per molte persone. In fondo, che importa? Ciò che mi tormenta di più non è tanto la miseria quanto gli intralci continui alla mia arte, che non posso realizzare come la sento, e come potrei fare senza la miseria che mi lega le mani. Tu mi dici che ho torto a voler restare lontano dal centro dell’arte. No, ho ragione: da un pezzo so che cosa faccio e perché lo faccio. Il mio centro artistico è nel mio cervello e non altrove, e io sono grande perché non mi lascio frastornare dagli altri e perché faccio quello che è in me.
Paul Gauguin, Lettera alla moglie , Tahiti, marzo 1892

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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