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lunedì 18 marzo 2013

Albrecht Dürer, primo artista moderno a nord delle Alpi

Albrecht Durer, Adorazione dei Magi
L’opera di Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528), universale per significato e portata, si inserisce in un processo culturale e sociale rivoluzionario, nel momento di transizione tra le società feudali e l’universalismo borghese, aperto alle idee del Rinascimento italiano. Questa evoluzione, che a sud delle Alpi era stata frutto di una maturazione regolare e progressiva, nei paesi germanici assunse il carattere di violento scontro intellettuale e politico di cui non si vedeva soluzione se non in una serie di rotture col passato.
Per la Germania senz'altro fu un periodo artistico e culturale estremamente ricco.

Nel cuore di questo conflitto, del quale la Riforma e la guerra dei contadini saranno i momenti cruciali, Dürer realizzò la sintesi, praticamente unica nella storia dell’arte, tra i principi del Rinascimento e un linguaggio plastico molto elaborato, complesso incrocio di influssi artistici diversi. Cosi, non senza ambiguità, Dürer resta l’ultimo artista della generazione del gotico da cui è emerso, mentre proietta sul proprio tempo e sul futuro il genio umanistico di un pensiero che lo caratterizzò come "primo artista moderno a nord delle Alpi" (L. Grote).

Albrecht Dürer, autoritratto del 1484
La famiglia di Dürer era originaria dell’Ungheria, dove il nonno di Albrecht e poi il padre avevano praticato il mestiere dell’orefice; il padre, dopo un soggiorno nei Paesi Bassi, si stabilì nel 1455 a Norimberga. Con ogni probabilità il giovane Dürer acquisì i primi elementi della sua formazione nella tradizione artigianale della bottega paterna: apprendistato fondamentale per l’ulteriore evoluzione dell’artista come disegnatore e incisore. Fu infatti l’opera grafica, più che la pittura a dargli fama internazionale, mentre nel XVI secolo l’Europa intera ne copierà gli innumerevoli disegni e le incisioni su legno e su rame. Prima testimonianza artistica di Dürer è un Autoritratto del 1484 realizzato a penna che ci dimostra il talento precoce dell'artista.

Albrecht Durer, ritratto di giovane veneziana
Nel 1486, dopo aver piegato con difficoltà la volontà del padre, Dürer iniziò l’apprendistato di pittore nella bottega di Michael Wolgemut, discepolo di Hans Pleydenwurff, che fu uno dei propagatori dell’arte dei Paesi Bassi in Germania, in particolare di quella di Van Eyck. I pochi quadri eseguiti dal giovane Dürer in questo momento hanno l’impronta dello stile monumentale del suo maestro. Wolgemut era un illustratore di libri molto produttivo anche come pittore e Dürer deve aver appreso da lui la tecnica della → xilografia.

Albrecht Dürer, autoritratto
Nella primavera del 1490, una volta terminato l’apprendistato, Dürer lasciò Norimberga per effettuare un viaggio di quattro anni. Poiché le notizie sono poche, si possono soltanto fare ipotesi sulle tappe compiute dall'artista. L’attività svolta da Dürer durante questi anni fu soprattutto grafica: disegni e progetti di xilografie. A questa fase risale anche il suo primo Autoritratto dipinto, capolavoro di acuta introspezione, analisi lucida e spassionata del proprio genio: "Il mio destino progredirà secondo l’Ordine Supremo", è ciò che l'artista scrive al di sopra del suo capo.

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Nel 1493 fu a Strasburgo, poi, l’anno successivo, di nuovo a Norimberga, dove sposò la figlia del patrizio Hans Frey prima di ripartire, questa volta per Venezia. Questo viaggio in Italia ebbe un’importanza del tutto eccezionale per l'artista. Infatti, per la maggior parte dei contemporanei di Dürer, le fonti dell’arte restavano Bruges e Gand mentre il Rinascimento veniva in generale considerato un movimento esclusivamente italiano, che poteva offrire soltanto un repertorio di motivi decorativi tratti dall'antichità. Invece, Dürer trovò in Italia un vero e proprio rinnovamento del pensiero e della visione artistica, dedicandosi con passione allo studio della vita e dell’arte veneziana. L'artista fece schizzi dal vero, frequentò le botteghe, copiò Mantegna, Credi, Pollaiolo, Carpaccio, Bellini, assimilando a poco a poco le nuove concezioni estetiche, in particolare nel campo della prospettiva e del nudo.

Albrecht Dürer, ritratto di donna veneziana
Accanto all’interesse per le teorie artistiche, Dürer s’interessò anche alle cose naturali, curiosità che ritroviamo in tutta la sua opera fino alla fine della sua carriera. Così realizzò, principalmente durante il suo viaggio di ritorno in patria, una serie di vedute dei paesaggi che attraversò. Questi acquerelli freschi e liberi emozionano per la loro modernità, la loro coerenza e l’impiego espressivo del colore.
Nel 1495 Durer tornò a Norimberga e, grazie al mecenatismo di Federico il Saggio, si aprì davanti a lui un periodo d’intensa produttività. Sul piano stilistico realizzò allora la fusione tra la lezione italiana e l’apprendistato nella tradizione germanico-fiamminga, mentre, dal punto di vista iconografico, diede prova di eclettismo: si cimentò nel ritratto umanistico, nei temi biblici, nelle allegorie filosofiche, nelle scene di genere, nelle satire... Accanto a una serie impressionante d’incisioni, tra le quali splende una delle meraviglie dell’arte tedesca: il ciclo dell’Apocalisse.

Albrecht Durer, Cristo dodicenne tra i dottori
Durante questi anni, e soprattutto a partire dal 1500, l’interesse di Durer per i fondamenti razionali dell’arte andò crescendo. Il primo viaggio in Italia gli aveva fatto prendere coscienza dell’impossibilità di una creazione artistica totale senza conoscenze teoriche: l’incontro con Jacopo de’ Barbari e la scoperta, nel 1503, dei disegni di Leonardo gliene daranno la conferma.
Nell’autunno del 1505 riprese la via di Venezia per fuggire la peste che infuriava nella sua città natale, ma anche perché avvertì la necessità di sperimentare il colore confrontandosi con le ricerche dei pittori veneti. La sua fama di disegnatore-incisore lo aveva preceduto, e venne ricevuto con onore negli ambienti culturali e politici veneziani.

I pittori, a eccezione di Giovanni Bellini, manifestarono invidia, anzi vera e propria ostilità. Irritato nel vedersi criticato sul piano del colore da coloro che copiavano i suoi motivi grafici, Durer lanciò loro una sorta di sfida col primo incarico che ricevette al suo arrivo: la Festa del Rosario per la chiesa della colonia tedesca (1506). Sul piano teorico, questo secondo soggiorno a Venezia fu di fondamentale importanza. Avendo scoperto la potenza autonoma del colore e la sua capacità espressiva, Durer cercò di elaborare un colore assoluto, che doveva trascendere quel che a lui sembrava troppo specifico nel "chiaroscuro" veneziano, e nel contempo si sforzò di cercare con l’ausilio di Euclide, di Vitruvio e di numerosi studi sul corpo umano, il segreto matematico dell’ideale formale classico. Punto culminante di queste sue ricerche è l’Adamo ed Eva del 1507.

Albrecht Durer, festa del Rosario
Rientrato a Norimberga, Durer tornò al supporto grafico delle opere precedenti, e i suoi colori persero un poco del loro splendore e della loro morbidezza. D’altro lato, a partire dal 1510, l'artista si dedicò soprattutto all’incisione. Trovato sin dal 1512 un nuovo mecenate nella persona dell’imperatore Massimiliano I, sarà incaricato dal Consiglio Ristretto di Norimberga di numerose missioni diplomatiche. La morte di Massimiliano e la prospettiva di difficoltà finanziarie lo condussero nel 1520 alla corte di Carlo V per far rinnovare il suo vitalizio. Restò nei Paesi Bassi quasi un anno, incontrando Carlo V, Margherita d’Austria, Cristiano II, ma soprattutto Erasmo, Quentin Metsys, Patinir, Luca di Leida, B. van Orley, e studiandovi i maestri fiamminghi, i Van Eyck a Gand, Van der Weyden e Van der Goes a Bruxelles e la Madonna di Michelangelo a Bruges.

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Tuttavia l’attività creativa rallentò da questo periodo. La morte di Massimiliano segnò la fine del "grande periodo" di Durer, che l’esplodere della Riforma (1519 ca.) e poi la guerra dei contadini nel 1525 turbarono definitivamente. Prese partito per Lutero e, quando gli giunse la falsa notizia dell’assassinio del grande riformatore, ripose tutte le sue speranze in Erasmo. Durer sarà così uno dei primi apostoli dell’arte espressione della teologia semplice e austera dei Riformati.

Albrecht Dürer, Adamo ed Eva
Durer però fu anche autore di un certo numero di trattati teorici ideati a partire dal 1512-13 e messi a punto negli ultimi anni della sua vita: Istruzione per misurare con riga e compasso, comparsa nel 1525, Trattato delle fortificazioni (1527) e i Quattro Libri delle proporzioni del corpo umano pubblicati sei mesi dopo la sua morte. Queste opere dovevano far parte di un’enciclopedia teorica dell’arte che si sarebbe dovuta chiamare Alimento degli apprendisti pittori e il  cui scopo era di conferire un ordine, fondato sull’universale della natura, sulla pratica, sulla conoscenza e sul significato dell’arte.

Durer è un pittore che ho imparato ad amare, per l'italianità che esprime nei colori, nella resa delle stoffe, e perfino in certi volti, da un lato, e per la sua germanicità invece espressa in una cura particolare nella resa dei dettagli naturalistici, dall'altro. Un Leonardo d'oltralpe, pittoricamente parlando, che ha portato per la prima volta in Germania una figura di artista, umanista, intellettuale, che fino ad allora non si era mai visto.
Per approfondire il Durer ritrattista leggete QUI

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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