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martedì 26 marzo 2013

Antonello da Messina e il ritratto dell'uomo

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio
Antonello da Messina nacque nel decennio tra il 1420-1430, probabilmente più verso la seconda di queste due date per la presenza di due testimonianze incrociate:
  1. Quella di Vasari che nelle Vite scrive che Antonello "si morì d’anni 49"; 
  2. Il testamento dell’artista, realizzato il 14 febbraio 1479;
Nacque a Messina da Giovanni Michele d’Antonio e da Garita,  forse diminutivo di Margherita, che si può dire fossero d'estrazione sociale benestante. La sua formazione si svolse tra la Sicilia e Napoli, e a Napoli, probabilmente fu allievo di Colantonio, il maggiore artista della generazione sulla metà del secolo in tutta l’Italia meridionale.

Che Antonello giovane abbia compiuto un viaggio d’istruzione nelle Fiandre lo afferma il Vasari, ma
gli studi più recenti hanno escluso questa circostanza. Tanto a Napoli quanto in Sicilia i rapporti con la pittura iberica e con quella fiamminga erano molto intensi. La Sicilia, nella prima metà del XV secolo si rivela addirittura una provincia culturale della penisola iberica e quanto a Napoli, la nuova e splendida signoria aragonese ne ha fatto un vivacissimo centro d’arte cui convengono artisti e opere d’oltre monte e d’oltre mare, e qui non era certo difficile vedere esemplari di Van Eyck o di Petrus Christus, di Baço, di Rexach, arazzi nordici e miniature, dipinti francesi e provenzali.

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E a Napoli Antonello dovette più volte soggiornare tra il 1445 e il 1455. Due documenti del 1457, in uno dei quali il pittore s’impegna a dipingere un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gubini a Reggio Calabria attestano un’autonoma e già consolidata attività del maestro.
È difficile stabilire le modalità precise dell’incontro di Antonello con gli esiti più alti della ricerca contemporanea, in termini di Rinascimento: i documenti siciliani non dicono nulla tra il ’65 e il ’72, e non è da escludersi in questi anni qualche viaggio del pittore siciliano a Roma o in qualche città del Settentrione che serva a metterlo in contatto con le esperienze più avanzate sulla via della Rinascenza.

Antonello da Messina, Cristo in pietà e un angelo
Con Antonello assistiamo al momento più alto della rinascenza nell’Italia meridionale, che veramente può considerarsi allineata, proprio in forza dell’adesione a Piero della Francesca da parte del pittore siciliano, con i risultati di punta della pittura europea.
Sul finire del ’76, Antonello è di nuovo in Sicilia, e qui svolge gli ultimi tre anni di lavoro: l’Annunciata di Palermo è il documento sublime di questa attività estrema, riprospettando la singolare posizione di un artista, nato estraneo al Rinascimento e che del Rinascimento si fa forza viva e portante, così sul piano della diffusione come su quello dell’affermazione, ma sempre conservando una sua posizione rigidamente indipendente, voce altissima e singolare di una koiné che si rivelava di autentica ampiezza europea.

Antonello da Messina, ritratto d'uomo
Proprio per lo stretto contatto tra i fiamminghi e Antonello, lo si identifica come il primo pittore italiano a fare uso della tecnica a olio. Non solo, dai fiamminghi molto probabilmente il pittore siciliano ebbe l'impulso per rivoluzionare il genere del ritratto in Italia: cominciò infatti a realizzare i ritratti di tre quarti, accantonando l'impostazione di profilo, preferita in quegli anni dalla maggioranza dei pittori italiani (ne ho parlato QUI). Ma se non dovesse bastare, Antonello fece di più: sempre dai fiamminghi assorbì l’attenzione per la luce, imparando a lavorare quasi come farebbe oggi un moderno fotografo che colloca con attenzione i faretti nel suo set di posa.

Antonello da Messina, ritratto d'uomo
In poche parole Antonello fu in grado di raccogliere in sé le due principali novità pittoriche del XVI secolo: la costruzione volumetrica e prospettica degli italiani, con l'abilità di rendere gli effetti atmosferici di luce e colore dei fiamminghi. E tutto questo lo rende un artista straordinario. Ma nonostante ciò il suo è un particolare nella storia dell'arte, perché il suo operato non generò una scuola né in Italia meridionale, né nel resto della penisola.

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Di lui Vasari scrisse:
".. Antonello da Messina, persona di buono e desto ingegno ed accorto molto, e pratico nel suo mestiere ... se n'andò a Vinezia, dove ... fece molti quadri a olio, secondo che in Fiandra aveva imparato, che sono sparsi per le case de' gentiluomini di quella città; i quali per la novità di quel lavoro vi furono stimati assai ... [La Pala di San Cassiano] per la novità di quel colorire e per la bellezza delle figure, avendole fatte con buon disegno, fu commendata molto e tenuta in pregio grandissimo."  
Le vite de' più eccellenti pittori, scultori ed architetti da Cimabue insino a' tempi nostri, di nuovo ampliate, con i ritratti loro e con l'aggiunta delle vite de' vivi et de' morti dall'anno 1550 insino al 1567 II ed., Firenze 

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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