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giovedì 28 marzo 2013

Fernand Khnopff, il simbolista perfetto

Fernand Khnopff, la carezza
Torno spesso a parlare di artisti che parteciparono al →simbolismo, che trovo un movimento estremamente affascinante ed interessante: lo scrittore francese René Alleau affermava che una società senza simboli non può evitare di cadere al livello delle società infra-umane, poiché la funzione simbolica è un modo di relazione tra l’umano ed il sovra-umano. Eppure a volte proprio i tentativi di interpretare tali simboli sembrano complessi e vani, volti a svelare segreti audacemente celati dalle parole (in letteratura) e dalle pennellate di colore (in pittura) di dubbia o comunque mai totalmente chiara decodificazione.

Il movimento artistico del Simbolismo nacque in Francia nella seconda metà del XIX secolo. Gli artisti che più o meno coscientemente vi aderirono, scoprirono che sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, si nasconde una realtà più profonda e misteriosa. Solamente l’artista può accedere a questa realtà.

Fernand Khnopff fotografato nel 1900
Il pittore belga Fernand Khnopff (Grembergen 1858 - Brussels 1921) venne definito “il simbolista perfetto”, creatore di un’arte che nasce e si sviluppa in un contesto altamente intellettuale, con le radici che affondano nell’eredità classica e lo sguardo rivolto alle avanguardie della modernità. Un artista saldamente legato alla città di Bruges, dove ha trascorso gran parte della sua giovinezza e di cui ha spesso rappresentato scorci e corsi d’acqua, talvolta reali, talvolta riflessi.

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Ventenne seguì i corsi di X. Mellery all’Accademia di Bruxelles, poi nel 1877 si recò a Parigi dove frequentò l’atelier di J. Lefébre e l’Académie Julien; dal soggiorno parigino l’artista riportò vivaci impressioni della pittura di Delacroix e di Gustave Moreau, ma fu soprattutto il contatto con la corrente del pre-raffaellismo inglese ed in particolare con l’opera di Burne-Jones e con l’ambiente del simbolismo belga, che orientarono l’artista verso una decisa partecipazione al clima simbolista dell’ultimo ventennio del secolo. Nel 1833 a Bruxelles, Khopff partecipò alla fondazione del gruppo dei Venti, nel 1894 collaborò alla rivista The Studio e nel 1898 al numero di dicembre di Ver Sacrum.

Dall’iniziale interpretazione interiorizzata e decorativa del naturalismo dei suoi primi quadri di interni e ritratti vicini al primo Klimt ed a Whistler, Khnopff in seguito accentuerà il gusto per l’allusività inquietante e la letterarietà delle tematiche; nel 1892 fu il primo artista belga a prender parte al Salon inaugurale della Rose-Croix di Sâr Peladan e la sua Sfinge riscosse un ampio successo. Il critico Remy de Gourmont ebbe a scrivere che il quadro "sembrava dipinto sulla superficie di uno specchio", mentre Fénéon lo criticò aspramente per l’eccessivo carattere simbolizzante ed ermetico.

Fernand Khnopf, il silenzio
L’elemento estetizzante di derivazione inglese e le sfumature misticheggianti dei Rosacroce si fondono, in Khnopff, alle atmosfere inquietanti, e all’ambivalenza voluta della rappresentazione, accentuandone così l’aspetto ermetico e simbolico. La complessità dei rimandi letterari e allusivi dei soggetti si accompagnano in Khnopff ad una tecnica di resa estremamente studiata, che ricordano gli effetti di una messa in scena.
Non solo nei colori (aranciati, blu) e nella figurazione estenuata ed androgina Khnopff tende ad accentuare l’elemento ermetico ed allusivo dei temi, ma è soprattutto nella scelta dell’impaginazione dell’immagine (tagli rettangolari stretti ed allungati, ovali), derivata dalla fotografia, che l’artista orchestra l’immagine usando il meccanismo del restringimento dell’obiettivo fotografico per sottolineare l’oggetto chiave.

Il suo dipinto più conosciuto è forse La carezza a cui si ispirò  anche l`omonimo racconto breve di Greg Egan.
Nei dipinti del pittore belga è presente sempre la stessa modella: la sua amata sorella Marguerite. Anche la scultura, a cui Khnopff si dedicò non di frequente, fu impostata con gli stessi principi estetici della sua pittura, per la preziosità dei materiali e dei colori.

Khnopff già da vivo fece di sé un personaggio cult, un dandy estremamente ricercato, dal carattere molto riservato. All’inizio del Novecento si fece costruire una casa con le stesse caratteristiche di quelle che compaiono nei suoi dipinti, forse per poter "abitare" la sua stessa arte.

L'arte di Khnopff si può definire "fra due mondi", realizzata sempre dal punto di vista estetico e contenutistico su riflessi e opposizioni, paesaggi e personaggi, unicità “reale” del soggetto e minuziosa rappresentazione di esso. Non tralasciò mai il dualismo, tipico dell'arte simbolista, nel dipingere la donna come una creatura angelica da un lato e femme fatale dall'altro.
Una donna che ci scruta con il suo sguardo da sfinge.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

2 commenti:

  1. Esiste qualche libro in italiano sulla vita di khnopff?

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  2. Ciao! Monografie in italiano su di lui non ci sono, pero' trovi notizie nei cataloghi delle mostre simboliste (come quella fatta a Palazzo Diamanti a Ferrara) o nelle miscellanee di artisti belgi.
    A presto!

    RispondiElimina