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lunedì 4 marzo 2013

Storia della critica e della divulgazione dell'arte


La civiltà umana è il risultato della trasmissione, al suo interno, di ogni tipo di conoscenza e prodotto dell'ingegno, un processo in cui l'arte nel suo insieme si pone come protagonista d'eccellenza. Le opere d'arte risulterebbero gusci vuoti se non fossero collegate le une alle altre da un unico affascinante disegno. E se dalla letteratura antica ci sono giunte rare e scarse notizie sugli artisti, già durante il medioevo l'atteggiamento degli studiosi cambia radicalmente: nel '300 Cennino Cennini, convinto che l'artista sia più vicino al filosofo che all'artigiano, compone il libro dell'arte sulla composizione pittorica al tempo di Giotto e di Taddeo Gaddi arricchita da notizie sulle tecniche e sui trucchi del mestiere.

Ma sarà Giorgio Vasari a tramandarci nel 1550 un ampio trattato storico-critico sulle tre arti maggiori insieme ai ritratti biografici di oltre 160 artisti a partire da Cimabue, pietra miliare della nostra storia dell'arte. 
Un secolo dopo il pittore Carlo Ridolfi nelle Meraviglie dell'arte, racconta in dettaglio la pittura veneta e rimane una fonte fondamentale per la storia dell'arte del Rinascimento veneto. Obiettivo del suo lavoro era completare l'opera vasariana, che trascurava gli artisti della laguna. Fino ad arrivare alla fine del '700, quando l'abate Luigi Lanzi diede alle stampe la sua Storia della pittura, che lo consacrò padre della storiografia artistica italiana.

Soltanto con l'unità d'Italia fu sentita la necessità di fare un puntuale censimento di tutto il patrimonio artistico nazionale: nel 1861 il ministero della pubblica istruzione, per contrastare l'alienazione dei beni incaricò Giovan Battista Cavalcaselle di procedere ad un primo inventario di tutte le opere d'arte del regno. Il suo lavoro valse un grosso inventario delle opere d'arte presenti nelle Marche e in Umbria, tanto da divenire unanimemente riconosciuto il maggiore esperto sulla Storia dell'Arte dell'antico Ducato d'Urbino e dello Stato Pontificio. Adolfo Venturi, che conobbe Cavalcaselle poco prima che morisse, vide in lui un continuatore del Vasari, e della sua opera lodò la trattazione dell'intera pittura italiana come non si vedeva da secoli.  Nel novecento furono molti gli studiosi che si dedicarono al completamento del catalogo: da Cesare Brandi a Giulio Carlo Argan a Roberto Longhi.

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Se tuttavia, dopo 150 dalla sua istituzione, il catalogo completo delle opere d'arte italiane è ancora lungi dall'essere terminato, la storia dell'arte è entrata a pieno diritto tra le discipline d' insegnamento.
Purtroppo però, l'arte italiana è sempre più apprezzata all'estero e l'arte estera è quasi sempre meglio valorizzata e organizzata di quella italiana.
Per fortuna oltre all'insegnamento scolastico, anche in Italia oggi cresce l'offerta d'arte: in televisione (Rai 5 e Sky arte sono due esempi di canali mirati a questo scopo), alla radio e su internet. Ma il problema resta sempre lo stesso: come coinvolgere il pubblico dei non esperti? 
Forse non esiste un segreto o una ricetta particolare, forse basta la semplicità e la sintesi.
Ed è proprio questo che, con molta umiltà, Artesplorando cerca di fare.
Buona lettura

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