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sabato 9 marzo 2013

Tiziano, pittore universale

Tiziano, Flora, 1515
Pittore "universale", tra i pochi che in vita conquistarono un mercato dell’arte di portata europea, accorto imprenditore di se stesso e di una bottega impostata secondo inedite regole produttive, in contatto con tutte le massime autorità culturali e politiche del suo tempo; autore di un profondo rinnovamento della pittura basato sull'uso del colore, contraltare critico del "primato del disegno" di Michelangelo. Attento a creare una rete di propaganda sostenuta da illustri letterati, Tiziano è uno dei grandi protagonisti del XVI secolo.

La vicenda biografica e creativa del pittore è molto ben documentata dagli scrittori d’arte contemporanei e da numerose lettere inviate da Tiziano stesso ai committenti, in particolare alla corte spagnola. Nel XVII secolo si moltiplicarono le biografie e gli studi critici su di esso. L’unica incognita delle fonti è la data di nascita del pittore che ha a lungo oscillato tra il 1473 il 1490. La questione è complicata dal fatto che Tiziano stesso, in alcune lettere, sembra aver aumentato apposta la propria età, per sollecitare pagamenti ritardati e per circondarsi di un’aura mitica, da vero patriarca dell’arte veneziana. Nell'atto di morte, per di più, il pittore venne registrato come defunto a 103 anni.

La critica più recente sembra aver fissato la nascita del maestro, secondo figlio del notabile cadorino Gregorio Vecellio, al 1488/90. Lasciata Pieve di Cadore ancora bambino, Tiziano si stabilì a Venezia insieme al fratello maggiore Francesco. Il suo apprendistato di pittore iniziò presso Sebastiano Zuccato, specialista del mosaico. Ricevuti i primi rudimenti tecnici, l’adolescente Tiziano si spostò nell'atelier di Gentile Bellini, e da qui passò a collaborare con Giovanni Bellini, pittore ufficiale della Repubblica. Possiamo pensare che questo trasferimento sia avvenuto nel 1507, anno della morte di Gentile: Tiziano è dunque vicino ai diciott'anni, prossimo all'avvio di una carriera autonoma.

Tiziano, Venere di Urbino, 1538
Nel 1508 cade l’avvenimento intorno al quale ruotò tutta la giovinezza di Tiziano: il contatto con Giorgione, in occasione dell’esecuzione degli affreschi ornamentali sulle due facciate del Fondaco dei Tedeschi, l’emporio dei mercanti nordici, vicino al ponte di Rialto. Giorgione, titolare del contratto, si occupò della facciata principale, sul Canal Grande, mentre a Tiziano venne assegnata la fronte verso le Mercerie. Degli affreschi rimangono pochi frammenti.

Da queste poche testimonianze e dal confronto con altre opere di Giorgione e di Tiziano di questo periodo appare chiaro che il rapporto fra i due pittori non seguì la tradizionale gerarchia maestro-allievo ma fu un confronto reciproco di idee compositive. Da parte di Tiziano erano già evidenti un temperamento drammatico, un’animazione gestuale, una vivacità cromatica diversi dalla lirica serenità contemplativa e dagli accordi tonali di Giorgione. Tuttavia, la collaborazione tra i due fu intensa fino alla morte di Giorgione nella peste del 1510.

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Tiziano in questo periodo portò a termine la Venere di Dresda ed eseguì una serie di ritratti tanto simili a quelli giorgioneschi che lo stesso Vasari ammise di essere stato tratto in inganno.
La prima grande dimostrazione di energica personalità del maestro si concretizzò nei tre Miracoli di sant’Antonio, affrescati nella primavera del 1511 nella Scuola del Santo a Padova. Composizioni di ampio respiro costruite intorno ai volumi robusti dei gruppi di figure nel paesaggio, dimostrano la completa acquisizione di un lessico personale da parte di Tiziano: le figure si gonfiano nello spazio, lo conquistano con una presenza e una personalità fino ad allora sconosciute in Veneto.

L’aggressività dinamica, l’esplosiva forza delle tinte, la gestualità accentuata ebbero immediate conseguenze nell’arte locale: Tiziano si impose all'attenzione come vero erede di Giorgione, pronto a sostituirsi all’ultraottantenne Giovanni Bellini alla guida della scuola veneta.
Sebastiano del Piombo, travolto dall'impeto di Tiziano, lasciò Venezia per Roma; la tradizione narrativa locale, rappresentata da Carpaccio, invecchiò di colpo.
Il successo del maestro cadorino fu travolgente: cominciarono ad arrivare richieste di ritratti, soggetti mitologici per cassoni, piccoli dipinti religiosi inseriti nel paesaggio, composizioni allegoriche. Nel 1513 arrivò il primo incarico ufficiale, la Battaglia di Cadore commissionata dal Senato della Repubblica.

Tiziano, Amor Sacro e Amor Profano, 1514
Ma fu con l’esecuzione della tela allegorica nota come Amor Sacro e Amor Profano, che prese avvio una nuova fase dell’arte di Tiziano. Superato in modo definitivo il rapporto con le delicate atmosfere tonali di Giorgione, il maestro andò verso l’affermazione di una monumentale forma classica. Le figure umane si dispiegarono con serena maestosità nel paesaggio denso e corposo. Il successo commerciale del classicismo tizianesco fu immediato e trovò applicazione in un genere nuovo di dipinti: intorno al 1515 uscirono dalla bottega del pittore numerose tele profane, occupate da prorompenti mezze figure femminili nate con i pretesti più diversi. Ben presto questa conquista di una bellezza distesa e sicura si applicò ai soggetti religiosi, destinati al collezionismo o alla devozione privata.

Nel frattempo, Tiziano divenne pittore ufficiale della Repubblica, incarico assunto nel dicembre 1516, dopo la morte di Giovanni Bellini. Il ruolo fu ben retribuito, godendo delle rendite delle imposte sul sale: su questa base Tiziano costruì un’eccezionale fortuna economica, che lo condurrà presto a diventare l’artista forse più ricco della storia. Il successo commerciale derivò dal favore ricevuto presso i signori delle corti italiane ed europee, grandi e piccole. Il primo a commissionare opere importanti fu il duca di Ferrara Alfonso d’Este: a partire dal 1518 il pittore si occupò di una serie di tele profane, note come "Baccanali", destinate al camerino privato del signore, completate nel 1521. Queste tele composero uno dei più importanti cicli mitologici del Cinquecento, penalizzato purtroppo dalla dispersione conseguente allo smembramento dello studiolo.

Tiziano, ritratto di Carlo V a cavallo, 1548
Intanto, il raggio dei committenti del pittore si allargò: fra i signori degli stati confinanti con la Serenissima, agli Este si affiancarono i Gonzaga e il maestro ricevette inoltre numerose richieste di opere di grande formato. Nel 1523 venne eletto doge l’ambizioso Andrea Gritti e il classicismo di Tiziano diventò il modello per un più vasto piano di rinnovamento dell’immagine e dell’arte di Venezia.

L’incoronazione di Carlo V a Bologna consentì a Tiziano di entrare in contatto con il più potente monarca europeo dell'epoca. Affiancato da Pietro Aretino, che gli fece da agente, Tiziano diventò il pittore preferito della corte spagnola. Ricette onorificenze e titoli di nobiltà, ma soprattutto richieste di ritratti e di dipinti, suscitando una concorrenza che ben presto coinvolse molti stati e famiglie aristocratiche. La richiesta di numerosi ritratti accentuò i caratteri di ricerca realistica e di posa nobilmente intonata, il colore si fece sempre più corposo e denso.
All'attività internazionale corrispose un rallentamento di produzione per Venezia, fino a suscitare i
malumori del Senato, che contrappose a Tiziano l’emergente Pordenone. I contatti internazionali del maestro si accentueranno dal 1540, quando dovette affrontare lunghi viaggi per l'Europa.

Tiziano, autoritratto,  1562
Intorno al 1540 tutta la cultura veneta venne chiamata a un confronto con la "maniera moderna", diffusa tra Roma e Firenze. Lo stile, che, partendo dal riferimento ai grandi maestri del primo Cinquecento e dalla rilettura dell’antichità cercò di suggerire una "natura artificiosa", venne importato a Venezia in prima persona da alcuni protagonisti, come Francesco Salviati e lo stesso Giorgio Vasari. Tiziano fu coinvolto in prima persona: la sua arte cercò un accordo tra il senso del colore e della realtà e il disegno raffinato e cerebrale dei manieristi.

Nel 1545 il pittore, da tempo in contatto con la famiglia Farnese, decise di compiere un lungo viaggio nell'Italia centrale, culminato in un soggiorno di alcuni mesi a Roma tra il 1545 e il 1546, ospite di papa Paolo III e dell’influente cardinal nipote Alessandro Farnese. Nel corso di questo soggiorno Tiziano si confrontò direttamente con Michelangelo, che aveva appena terminato il Giudizio Universale della Sistina.


Da questo periodo il maestro realizzò opere in cui molti particolari sono lasciati volutamente allo stato di abbozzo. Questa tendenza espressiva, chiave per la fase tarda dell’arte di Tiziano, sperimentata proprio nel periodo di più diretto contatto con il manierismo, rappresentò la risposta più decisa di Tiziano all'ambiente romano, la risposta del colore al disegno.
Al ritorno a Venezia dal viaggio a Roma e a Firenze Tiziano trovò la situazione molto cambiata: stava salendo alla ribalta il giovane Tintoretto, i maestri più anziani erano in parabola discendente.
Tiziano viaggiò ancora per seguire l’imperatore Carlo V alle sedute della Dieta di Augusta (1548 e 1551): fu l’occasione per una rinnovata serie di ritratti di illustri personaggi della storia europea e di dipinti mitologici di carattere erotico.

Fra i ritratti è memorabile l’immagine equestre di Carlo V vittorioso alla battaglia di Mühlberg, cui fa da contraltare la penosa e fragile figura di Carlo V seduto.
Si aprì in questi anni il rapporto con il principe Filippo, futuro committente di numerose tele di soggetto sacro e mitologico. Durante gli anni ’50 cominciò per Tiziano l’ultimo tempo della sua creatività: la sua pittura procedette verso la disgregazione dell’immagine attraverso il segno e il colore. Ogni singola pennellata di questo periodo lascia un’impronta, una traccia. Sintomi importanti di questo processo si notano particolarmente nelle opere mitologiche dalla fine degli anni ’50

Tiziano, il supplizio di Marsia, 1570-76
La ricerca del maestro era ormai tesa alla conquista di un mezzo espressivo, un linguaggio fatto di macchie di colore e di grumi di materia, steso in modo apparentemente grossolano, talvolta perfino con le dita. Simile, per effetto, al non finito michelangiolesco, la pittura tarda di Tiziano pervenne a capolavori di commovente espressione interiore.

Durante i suoi ultimi anni Tiziano sembrò rileggere tutta la propria produzione, ritornando con una tecnica completamente mutata su temi e soggetti già trattati in diversi momenti della carriera. Al termine di questo itinerario si colloca la grande Pietà dipinta da Tiziano per la propria tomba e rimasta incompiuta alla morte del maestro, che avvenne il 27 agosto 1576, nell'infuriare della peste.

Giovanni Paolo Lomazzo, pittore e trattatista dell'età del Manierismo, scrisse di Tiziano:
Ma fra tutti risplende come sole fra piccole stelle Tiziano, non solo fra gli italiani, ma fra tutti i pittori del mondo, tanto nelle figure quanto nei paesi, aguagliandosi ad Apelle, il quale fu il primo inventore dei tuoni, delle piogge, dei venti, del sole, dei folgori e delle tempeste. E spezialmente esso Tiziano ha colorito con vaghissima maniera i monti, i piani, gli arbori, i boschi, le ombre, le luci e le inondazioni del mare e dei fiumi, i terremoti, i sassi, gli animali e tutto il resto che appartiene ai paesi. E nelle carni ha avuto tanta venustà e grazia, con quelle sue mischie e tinte, che paiono vere e vive, e principalmente le grassezze e le tenerezze che naturalmente in lui si vedono. La medesima felicità ha dimostro nel dar i colori ai panni di seta, di velluto e di broccato, alle corazze diverse, agli scudi e ai giacchi e ad altre simili cose.
G. P. Lomazzo, Idea del tempio della pittura, 1590

Semplicemente una colonna portante dell'arte italiana.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

2 commenti:

  1. Non potrei aggiungere niente di più giusto e perfetto di quello che hai tracciato in questo bellisimo post!

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