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martedì 2 aprile 2013

Gustav Klimt, seduzione e preziosismi

Gustav Klimt, il bacio
Gustav Klimt nacque nel 1862 in un sobborgo di Vienna. Figlio di un orefice, ebbe una prima istruzione alla Kunstgewerbeschule, nella raffinata capitale dell'Impero Austro-Ungarico, dove fu allievo di Ferdinand Laufberger.
L’opera di Klimt ha le sue radici nelle due tendenze della pittura austriaca della fine del XIX secolo: lo storicismo di Makart, Rhal, Canon e la pittura di paesaggio aperta alle suggestioni dell’en plein air impressionista.

Le sue prime opere sono da leggere in continuità con la tradizione accademica, tanto che l’illusionismo e la fedeltà fisiognomica del suo naturalismo vengono generalmente considerati una derivazione dello stile di Makart. Nel 1885, insieme al fratello Ernst e al compagno d’accademia Matsch, decorò i soffitti dei due grandi scaloni del Burgtheater di Vienna con illustrazioni della storia del teatro.
Nel 1888 venne insignito della Croce d'oro per i suoi meriti artistici e, dopo la prematura morte del fratello, si decise ad aprire il proprio atelier.

Gustav Klimt, Giuditta I
Nel 1890-91, decorò i pennacchi del Kunsthistorisches Museum, con allegorie che rilevano tratti fondamentali dello stile di Klimt: la definizione del contorno, e un esplicito gusto ornamentale che richiama l’opera di Khnopff. I profili delicati, dai contorni leggeri, ma saldi sono elementi compositivi che saranno costanti nell’opera di Klimt.
Allontanandosi progressivamente dall'arte accademica, Klimt sviluppò uno stile personale in cui la rappresentazione realista venne sapientemente combinata alla stilizzazione ornamentale. Nel 1894, gli vennero commissionati tre pannelli allegorici di alcune delle facoltà dell'Università di Vienna: la Filosofia, la Medicina e la Giurisprudenza. Nonostante le critiche negative delle autorità universitarie, il primo di questi tre dipinti ottenne la medaglia d'oro all'Esposizione universale di Parigi nel 1900.

Gustav Klimt, Pallade Atena
Fin dai primi lavori fu ben chiaro in Klimt quello che divenne lo spirito della Secessione, confermando l’importanza dell’artista all'interno di questo movimento di cui fu il primo presidente. La Secessione viennese fu un ampio movimento culturale e artistico che coinvolse architettura, scultura e pittura. La Vienna di quegli anni era una delle capitali europee più raffinate e colte, resa ancor più affascinante dalla presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali come Freud e Wittegenstein e di scrittori del calibro di Musil. Tuttavia era l'apice di un mondo che stava per sparire, conscio della sua imminente fine, che avvenne con lo scoppio della Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico.

Klimt, in questo fermento culturale, collaborò nel 1908 alla fondazione di Ver Sacrum, rivista aperta ai rappresentanti del simbolismo e che divenne il principale mezzo d'espressione degli artisti secessionisti. Il dipinto Pallade Atena di questi anni, siglò il definitivo emanciparsi di Klimt dall'arte ufficiale. Le sue opere, in cui brillano l'oro e l'argento, vennero caratterizzate da una linearità vibrante, da motivi vegetali e da elementi ispirati all'arte egizia e ai mosaici bizantini che ebbe modo di vedere a Ravenna. La donna, i soggetti erotici, la vita e la morte, interpretati in modo del tutto personale, divennero i suoi temi preferiti.

Gustav Klimt, la vergine
Nel 1902, Klimt dipinse per la XIV mostra della Secessione il grande Fregio di Beethoven, destinato
all’edificio ospitante la mostra e che suscitò critiche ostili, ma ottenne il giudizio favorevole di Rodin e l'approvazione di Mahler. Due anni dopo, il banchiere Adolphe Stoclet gli chiese di realizzare il mosaico per la sala da pranzo del suo palazzo a Bruxelles.
In queste due opere Klimt raggiunse una perfetta fusione tra pittura e architettura. Gli spazi vuoti si alternano a effetti di denso affollamento, i contorni umani emergono appena dalla gran quantità di elementi ornamentali. Il contrasto, presente nell’opera di Klimt, tra rappresentazione e astrazione, tra organico e inorganico, venne risolto rendendo gli elementi decorativi dei simboli.


Oltre a un immenso numero di disegni e studi di grande interesse, l’artista affrontò la pittura di paesaggio nelle estati tra il 1900 e il 1916, attraverso l’uso di una tecnica simile al pointillisme di Seurat.
Klimt si pone in questo modo molto lontano dall’en plein air impressionista, e pur dipingendo direttamente sul motivo, traduce nella rappresentazione del paesaggio lo stesso evolversi ritmico della materia pittorica e l’horror vacui delle sue allegorie.


Nel 1910, partecipò con successo alla Biennale di Venezia e a partire dal 1912 divenne presidente dell'Unione degli artisti austriaci.
Nella sua ultima produzione, l’artista si sforzò di conciliare la tendenza all’ornamentazione astratta con l’affiorare di un’intensa percezione dell’elemento naturale, approfondendo la ricerca di un equilibrio tra istanze simboliche e natura.
L’erotismo cupo e il realismo non idealizzato delle ultime opere dell'artista, danno voce a una nuova e intensa visione del pittore che anticipò un’epoca nuova, quella di Kokoschka e di Schiele, la cui opera trovò le fondamenta in Klimt.
Gustav Klimt morì nel 1916 in seguito a un attacco d'apoplessia.

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E' un artista che amo profondamente, per i suoi preziosismi, per la sua raffinatezza, per il romanticismo che esprimono certe sue opere. Si oppose alle idee conservatrici, superando barriere e divieti e realizzando dipinti erotici e simbolici che rappresentarono i sogni, le speranze, le paure e le passioni dell'uomo.
Curiosità: Klimt ha avuto diverse muse e di una di loro ne ho parlato QUI
Hermann Bahr, scrittore, commediografo e critico teatrale austriaco, scrisse di lui: 
Che l’immagine del mondo sia provvisoria è una certezza per l’austriaco, in tutte le sue sensazioni: e questa mirabile profondità di pensiero della nostra ben nota frivolezza, nessuno, dall’età barocca, l’ha mai spiegata ai nostri occhi con tanto splendore e con tanta eleganza come Klimt. [...] Klimt dipinge una donna come fosse un gioiello; essa scintilla, ma l’anello della sua mano sembra respirare, e il suo cappello vive più di lei, la sua bocca fiorisce, ma non si pensa che essa possa anche parlare; e la veste sembra sussurrare. O se dipinge un girasole, da esso sembrano ammiccare gli occhi benigni di un uomo maturo. Di nuovo egli dipinge però un albero che pare sbalzato in oro, e quando rabbrividiamo di fronte ai volti apocalittici dei suoi grandi quadri, può anche darsi che in essi egli abbia semplicemente voluto giocare con i colori.
Hermann Bahr, Gegen Klimt, 1903

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