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mercoledì 15 maggio 2013

Henri Martin

Henri Martin, serenità
Continua l'esplorazione di artisti poco noti al grande pubblico legati al →simbolismo che per chi non l'abbia ancora capito, è uno dei miei movimenti artistici preferiti. L'artista in questione è Henri Martin.
Figlio di un'ebanista di Tolosa, città in cui nacque il 5 agosto 1860, studiò presso Jules Garipuy (amico di Bresdin e già allievo di Delacroix), nell'Accademia d'arte di Tolosa.

Si trasferì a Parigi dove entrò a pieno titolo nell'École des Beaux-Arts e divenne fedele allievo di Jean-Paul Laurens. Recatosi in Italia nel 1855, scoprì la pittura di Giotto, i quadri dei macchiaioli e di Tranquillo Cremona; incontrò Segantini, la cui singolare tecnica vibrante lo influenzò probabilmente tanto quanto il puntinismo di Seurat. Al suo rientro in Francia, dopo il viaggio in Italia, Ernest Laurent e Aman-Jean lo introdussero alla pittura post-impressionista di Seurat, anche se Martin seguirà ancora a lavorare con una tecnica impressionista.

Conquistato però dalle ricerche divisioniste e neoimpresioniste, Martin tentò una nuova strada: unire il solido impianto compositivo della sua pittura, derivatogli dalla sua formazione accademica, con la rivoluzionaria tecnica "a puntini" neoimpressionista. Il suo stile subì un'importante cambiamento nel 1889: in quell'anno presentò al Salon parigino La festa della Federazione, un dipinto che chiarì definitivamente la tecnica "pointilliste" adottata dal pittore. Martin la utilizzerà scomponendo i toni e accostando i tratti con una dominante di colori chiari che sarà la cifra distintiva delle sue opere seguenti.

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Al neonato Salone dei Rosacroce del 1890, Martin espose molte opere di soggetto simbolico e partecipò anche a mostre regionali sull'impressionismo tenutesi a Monaco di Baviera, Vienna e Bruxelles. Con l'arrivo del nuovo secolo e della maturità, sparirono dalla sua arte i soggetti letterari, sostituiti da tematiche prese dal vivere quotidiano, i paesaggi e le scene di genere.

Ebbe numerosi incarichi ufficiali tra cui decorazioni di grande formato da parte delle amministrazioni locali (come l'Hôtel de Ville di Parigi) e di privati: alcuni di questi lavori attirarono l'attenzione di Puvis de Chavannes che lo elesse a suo erede spirituale. A causa della sua introverso temperamento, Martin ha deciso di allontanarsi da Parigi. Dopo un decennio trascorso alla ricerca di una casa ideale, Martin ha acquistò il palazzo Marquayrol nei pressi di Cahors. Qui continuò a lavorare e trascorse una vita tranquilla e ritirata fino alla morte che giunse nel 1943.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l'etichetta #simbolismoesimbolisti

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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