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mercoledì 31 luglio 2013

Alexandre Seon, tra simbolismo ed esoterismo

Alexandre Seon, il pensiero
Ed ecco che tra le nebbie dell'esoterismo simbolista attraverso le quali stiamo cercando di navigare, avvistiamo Alexandre Seon.
Séon nacque nel 1855 in una famiglia di commercianti e visse un'infanzia tranquilla, immerso nella campagna francese che, con i suoi racconti popolari, stuzzicò la curiosità del giovane artista verso il fantastico. Dopo aver studiato all'Accademia di Belle Arti di Lione, fu ammesso all'Accademia di Belle Arti di Parigi, dove si trasferì nel 1877.

In quello stesso anno entrò nello studio di Henri Lehmann, dove divenne amico di Seurat, Alphonse Osbert e →Pierre Puvis de Chavannes, di cui sarà anche allievo e assistente per dieci anni e la cui influenza sarà per lui decisiva. Dal 1879 partecipò a diversi Salon e presto divenne una figura importante all'interno del movimento simbolista. Verso la fine del secolo la sua tecnica subì un'importante evoluzione: con l'aiuto del critico e teorico Alhponse Germain, Seon cercò di raggiungere uno stile neo-impressionista che meglio rappresentasse le sue aspirazioni idealistiche, elaborando una teoria del simbolismo del colore. Seon è ad oggi considerato anche un pittore della Scuola di Lione, corrente artistica molto simile a quella preraffaellita d'Inghilterra.

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Nel 1892 fece la conoscenza di Joséphin Péladan, soprannomintato Sar Péladan (→QUI), scrittore e occultista, fondatore dei Rosa Croce, un movimento culturale vicino al simbolismo e all'esoterismo, a cui Séon prese parte. Si dedicò in questo periodo proprio a dare vita alle teorie del Sar, realizzando le illustrazioni delle pubblicazioni di Péladan. Alla fine dell'Ottocento acquistò una piccola casa sull'isola di Bréhat, in Bretagna, meta estiva di molti artisti e scrittori che vi si radunavano ogni anno.
Nel 1901 fu allestita una sua personale alla galleria Georges Petit di Parigi. Il pittore morì nella capitale francese sedici anni dopo, nel 1917.

Alexandre Seon, Lamento di Orfeo
Una delle opere che qui vi presento è il Lamento di Orfeo, che ritengo sia uno dei dipinti maggiormente riusciti a Séon. Evocando questo mito secondo il quale il poeta, grazie alla sua arte, può accedere ai misteri in genere preclusi ai comuni mortali, Séon riduce gli elementi della sua composizione al minimo, facendo così prevalere l'idea sulla forma. Il paesaggio è desolato, privo di qualsiasi vegetazione, molto distante dai colori cangianti dell'isola di Bréhat alla quale si è ispirato. Mentre lo scenario circostante, in cui domina una tonalità rosata, è trattato in  maniera piatta. Il corpo dell'eroe che giace disteso è l'unico elemento della composizione reso con modellato, in particolare nel drappeggio blu ricco di pieghe posto a coprire le gambe di Orfeo.

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