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domenica 23 febbraio 2014

Arte e lavoro ...

Una domanda che mi pongo e che vi pongo, avendo io stesso studiato in un istituto d'arte (ben lontano dal definirmi artista, che sia chiaro!)
E’ utile affidarsi al mestiere di artista per provare a superare la crisi occupazionale?
Sicuramente in molte famiglie italiane negli ultimi mesi si saranno accese discussioni sull’argomento: cosa scegliere per il futuro dei figli dopo la scuola dell’obbligo? Studi classici o scientifici? Per il momento, tra i giovani, la crisi sembra distribuire equamente disoccupati, quale sia l’indirizzo scolastico scelto.

Una domanda che mantiene la sua urgenza tanto più in momenti come questi, in cui le difficoltà dei governi  sembrano spingerli (soprattutto in Italia) a penalizzare gli studi e le attività artistiche. E allora cosa consigliare a un giovane che voglia dedicarsi allo studio delle Belle Arti: dimenticare la sua propensione? Mettere da parte il talento? Meglio rinunciare a un artista che a un ingegnere, dirà qualcuno; meglio comprare un microscopio che pennelli e colori. Come se il lavoro dell’artista non producesse reddito, fosse quasi un hobby, qualcosa che è meglio fare nel tempo libero.

Retaggio dell'idea che tutta l'arte serva solo da svago, diletto per anime belle, roba da sognatori.
Gli artisti da sempre hanno dovuto combattere per mettere insieme il pranzo con la cena, per ottenere giusti compensi. Hanno dovuto sopportare le pretese dei committenti, i rimproveri per ritardi nelle consegne, a volte pesanti umiliazioni.
I romani deportarono come schiavi, gli artisti, i filosofi, gli studiosi greci, da impiegare nelle scuole romane.

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Il Parmigianino dovette scontare il carcere e pagare una multa, per essere stato considerato inadempiente in una sua commissione. 
L'artista sa che chi compra non si limita solo all'opera.
Oggi il lavoro artistico sta conoscendo un periodo veramente duro. Crisi che può essere superata forse solo da un aumento dell'offerta, e non della domanda. Formando ed investendo sugli artisti, facendo in modo che nella nostra società non si possa fare a meno del frutto del lavoro di queste persone che hanno fatto o cercano di fare della propria vocazione un lavoro.

A tal proposito mi sento di consigliare una lettura, il libro di Francesco Bonami, Mamma voglio fare l'artista. Libro in cui il noto curatore e critico d’arte affronta una tematica che interessa molti giovani con un obiettivo chiaro in mente ma spesso senza i mezzi e le conoscenze per realizzarlo, ovvero diventare un artista.
Ma come si diventa artisti in special modo in questo momento storico nel pieno del ritorno al caos senza briglie alla brodaglia primordiale? Che cammino c’è da seguire ed è possibile affermarsi nella scena economica internazionale e attuale dell’arte contemporanea?
Ma cosa serve allora per diventare artista? Qual è l’X-factor? Il talento è sufficiente?

Quello che mi sento di dire è che non bisogna assolutamente rinunciare all'arte ed agli artisti. Sicuramente la nostra società ha bisogno di ingegneri, di economisti, di dottori, ecc ecc, ma cos'è in fondo quella cosa che ci riempie i vuoti, che ci aiuta a vivere!
Senza un senso artistico si può parlare solo di esistere e nulla più.

4 commenti:

  1. Ciao, Cristian! Complimenti per il tuo blog! Con questo post hai sollevato una questione secolare (tu stesso hai indicato i pregiudizi e l'emarginazione che gli artisti hanno subito nei secoli), ma anche una questione centrale, che credo emerga nella sua importanza proprio considerando che, malgrado queste difficoltà, l'arte è ancora importante e indispensabile. Certo, a livello istituzionale e professionale, tranne che per poche eccezioni, non ha il peso che merita (mi viene sempre in mente la dichiarazione di Giovanni Allevi, che, presentandosi al rinnovo del documento di identità come "compositore", non riuscì a convincere l'impiegata dell'anagrafe che quello fosse un lavoro), ma questo accade perché viviamo in una società oberata dai numeri e in cui gli interessi autentici e le passioni vengono sempre sottovalutati. Invece è importante che un giovane che senta una passione per l'arte la possa coltivare senza temere la fatidica frase "Ah, e nella vita che lavoro pensi di fare? Non credi che il tuo titolo sia poco sfruttabile?", anche perché, come accennavi, la disoccupazione colpisce tutti. L'ho fatta un po'lunga per dire che condivido pienamente le premesse e le conclusioni del tuo ragionamento. Alla prossima! Cristina

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  2. E' proprio così Cristina. Grazie del commento e a presto!

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  3. Un tempo gli artisti erano deportati come schiavi, e venivano sottomessi? Di cosa stupirsi: il lavoro è schiavitù. Il mercato del lavoro... con le sue fiere dove si acquistano "pacchetti di lavoratori". Perché lamentarsi se non c'è lavoro per gli artisti, è un bene! Liberiamo l'artista dalla schiavitù, l'artista è libero, non lavora, ma agisce per sé. J

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  4. Grazie per il tuo pensiero! L'artista DEVE operare in piena libertà, ma credo che sia giusto riconoscere le sue creazioni, anche da un punto di vista economico. Chiamatelo stipendio, retribuzione, compenso, ma deve essere in grado di poter vivere della sua arte!

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