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sabato 10 agosto 2013

George Frederic Watts

George Frederic Watts, Speranza
George Frederic Watts, noto anche con il nome di George Frederick Watts, nacque a Londra il 23 febbraio 1817 da una famiglia umile. Figlio di un accordatore di pianoforte, si orientò verso la pittura di storia da giovanissimo, all'età di 10 anni, studiando inizialmente con lo scultore William Behnes, poi per un breve periodo alla Royal Academy nel 1835.
Espose la sua prima opera, Erone ferito, nel 1835 alla Royal Academy, rivelando l’influsso di Landseer e di Etty, ma soprattutto l’impronta dei maestri del rinascimento italiano.

Arrivò al grande pubblico con l'opera dal titolo Caractacus con la quale partecipò nel 1843 a un concorso per la decorazione a fresco del Parlamento. Watts vinse il primo premio della competizione che aveva come obiettivo la promozione di opere a soggetto patriottico
Ricevuto il Prix de Rome, una borsa di studio istituita dallo stato francese per gli studenti più meritevoli nel campo delle arti, partì per l’Italia: Watts fu molto colpito dalla Cappella Sistina di Michelangelo e dalla Cappella degli Scrovegni di Giotto. Ma una volta rientrato in patria, non riuscì a trovare un edificio nel quale mettere a frutto le sue nuove ispirazioni.

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In Italia entrò in contatto con i circoli aristocratici ed ebbe modo di sfruttare queste sue conoscenze al suo ritorno in Inghilterra nel 1847.
Uno dei suoi sogni irrealizzati fu quello di progettare una decorazione ad affresco sul tema della "casa della vita" che evocasse la storia dell’umanità. Le sue opere allegoriche avrebbero dovuto far parte di questo ciclo epico simbolico nel quale sarebbero state inscenate le aspirazioni e le emozioni della vita umana in un linguaggio pittorico simbolico.

George Frederic Watts, ritratto di dama (Ellen Terry)
Tornato in Italia nel 1853, lavorò poi a Parigi nell’inverno 1855-56 e visitò l’Asia minore e la Rhodesia nel 1856. Dal 1860 le opere di Watts subirono dell'influenza del pittore Dante Gabriel Rossetti, accentuando i piaceri sensuali e usando colori molto vividiIn questo periodo realizzò il ritratto della sua prima moglie, l'attrice shakespeariana Ellen Terry, di cui sì innamorò all'età di 30 anni, quando lei ne aveva appena 17La loro storia non durò a lungo e dieci mesi dopo la celebrazione del matrimonio, 20 febbraio 1864, i due si separarono. Nel 1866 Watts si risposò con la ritrattista di origini scozzesi Mary Fraser Tytler.

Nominato membro associato della Royal Academy nel 1867 e membro effettivo lo stesso anno, si recò in Egitto nel 1886 e poi in Grecia l’anno seguente. Nel frattempo Watts eseguì alcuni vigorosi ritratti come quelli di Swinburne o di Thomas Carlyle nei quali traspare il ricordo della pittura di Tiziano e Tintoretto. Eseguì inoltre delle allegorie che riprendono il tema di una grande composizione mai realizzata della Storia di Cosmola Speranza è un dipinto che ne illustra bene l’ispirazione e lo stile.

George Frederic Watts, the sower of the systems
Dal 1870 Watts iniziò a mescolare la tradizione classica con una pittura deliberatamente tormentata e sofferta, con l'obiettivo di suggerire le energie dinamiche dell'esistenza umana e della sua evoluzione, così come gli sforzi e le qualità transitorie dell'animo umano. Nel 1881 l'artista lasciò Londra e organizzò il suo studio di pittura nella residenza di Little Holland House a Kenington. Dopo aver rifiutato il titolo di baronetto offertogli dalla Regina Vittoria, Watts tornò nuovamente nella residenza di Limnerslease vicino Compton, nel Surrey nel 1891. Qui, insieme a sua moglie Mary, si concentrò alla costruzione della Watts Gallery, un museo dedicato alle sue opere che venne aperto nell'aprile del 1904, poco prima della sua morte.

Nei suoi ultimi dipinti l'ispirazione di Watts subì una fase mistica in cui l'artista sembrò anticipare l'arte astratta. In altre opere dello stesso periodo esistono molte somiglianze con il periodo blu di Pablo Picasso. Watts fu anche un notevole ritrattista: ritrasse le più importanti personalità dell'epoca Vittoriana, con lo scopo di creare una raccolta dal titolo House of Fame. Nei suoi ritratti Watts cercò sempre di mescolare la disciplinata compostezza con la forza dell'azione, accentuando le espressioni di tensione e sforzo dei volti.

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L’eclettismo e i limiti dell’artista non vanificarono la sincerità della sua ispirazione e la sua sperimentazione tecnica. Solo molto di recente la sua figura è stata riscoperta da autori come Veronica Franklin Gould che a cento anni dalla morte di Watts scrisse G.F. Watts, The Last Great Victorian.
Con questo artista concludo la carrellata lunga che ci ha portato a conoscere tutti i pittori che hanno avuto a che fare con il Simbolismo, movimento artistico a me molto caro, riscoprendo personalità forse ai più sconosciute. Spero che vi possa essere servito d'ispirazione.

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Questo post fa parte di un percorso attraverso il Simbolismo. Per scoprire i temi, gli autori e le opere di questo movimento affascinante e poco esplorato, segui l'etichetta #simbolismoesimbolisti

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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