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venerdì 20 settembre 2013

Alessandro Magnasco, il lato oscuro del Settecento

Alessandro Magnasco, scena nel Tribunale
Oggi vi foglio parlare dell'incredibile ed eccentrico pittore genovese Alessandro Magnasco chiamato dai suoi clienti Lisander (o Lissandrino) per la bassa statura.
Figlio di Stefano Magnasco e di Livia Caterina Musso, Alessandro nacque a Genova nel 1667 ed ebbe una sorella, Artemisia, e un fratello, Giuseppe. Con la morte del padre Stefano, anche lui pittore allievo di Valerio Castello, Alessandro Magnasco venne affidato a un mercante della sua città natale che, nel 1682 circa, lo condusse a Milano come allievo di Filippo Abbiati. Nella città lombarda venne influenzato soprattutto dalla pittura veneziana dell'epoca, fatta di materia pastosa e sfaldata con violenti contrasti sia cromatici che luministici che in seguito avranno una forte influenza anche nella pittura di suoi contemporanei, come il vedutista veneziano Marco Ricci.

All'inizio della sua carriera fu un ritrattista, ma non si sa nulla di questo aspetto della sua produzione artistica. In seguito si dedicò al tipo di opere per cui oggi è conosciuto: scene melodrammatiche ambientate in paesaggi burrascosi, rovine, conventi e monasteri.
Considerato uno dei pittori più originali del Settecento italiano, ha una pennellata nervosa, guizzante con effetti di luce, spesso macabri, che anticiparono la pittura dei secoli successivi da →William Turner agli Impressionisti.
Alessandro Magnasco ci fa comprendere bene l'ansia che percorse l'Europa poco prima della caduta dell'Ancien Regime con lo scatenarsi della Rivoluzione francese.

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L'artista infatti visse in pieno Settecento, periodo in cui nacque il senso moderno di giustizia, e si posero le basi del nostro mondo attuale. E Magnasco ci restituisce di quell'elegante Settecento dell'Europa delle Corti un'immagine che sicuramente sarebbe utile ai moderni registi qualora volessero rappresentare il rovescio della medaglia delle dame e dei marchesi tutti eleganti e impomatati.
Per l'artista l'umanità è un formicaio agitato come la sua pittura nervosa, in cui il futuro sembra privo di soluzione e di fede.

Alessandro Magnasco, interno con monaci
Spesso la sua pittura viene paragonata a quella di altri spiriti inquieti come il visionario, suo contemporaneo, Monsù Desiderio e a certe caratteristiche coloristiche e formali del grande →El Greco. Magnasco non usò il formato delle grandi pale d'altare, all'epoca molto diffuse, ma si dedicò ai piccoli formati adatti a scene "di genere". Nelle composizioni del pittore notiamo una forte dose di drammaticità e un certo gusto tutto rococò per la teatralità.
Personalmente trovo questo pittore molto interessante: uno spirito inquieto che con una forte dose di scetticismo illuminato e compassione distaccata, ci racconta il mondo nel suo tempo, popolato da zingari, mercenari, streghe, inquisitori, suore, mendicanti, frati e teatranti.

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Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

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