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martedì 17 settembre 2013

Carl Spitzweg: ironia e finezza

Carl Spitzweg, il Tartufe
Oggi vi propongo un artista estremamente ironico ed intelligente.
Carl Spitzweg (1808-1885) fu un pittore tedesco di stile Biedermeier (un movimento artistico e ornamentale sviluppatosi nel periodo storico che intercorre tra il 1815 ed il 1848. Molto in voga tra la borghesia tedesca e austriaca, viene spesso definito di genere romantico) che descrisse nei suoi quadri, con finezza e ironia, la vita quotidiana della piccola borghesia tedesca dell'800.

La madre, Franziska Schmutzer, era la figlia di un ricco esponente dell'alta borghesia del commercio di Monaco, il padre, Simon Spitzweg, proveniva dal villaggio di Unterpfaffenhofen, presso Fürstenfeldbruck (nell'Alta Baviera), dove la sua famiglia aveva raggiunto il benessere economico: era anch'egli un commerciante, di buona cultura, che a Monaco, anche grazie alla sua attività politica, godeva di stima e reputazione.


Il catalogo di Carl Spitzweg conta oltre 1.500 quadri e disegni. Già nel 1824 aveva iniziato a dipingere a olio. Durante la sua vita Spitzweg vendette circa 400 dipinti: trovava ammiratori e compratori soprattutto in quella borghesia da poco arricchitasi e dotata di potere d'acquisto, sebbene la grande popolarità che conosce oggi la sua pittura risalga in effetti a dopo la seconda guerra mondiale.

Il tema che trattano le opere che vedete qui è quello dell'intellettuale all'epoca in cui la Germania stava per assistere alla nascita del primo fenomeno unitario, quello dell'Unione Doganale, mentre lasciava crescere il ruolo del borghese e decadere l'immagine dell'intellettuale, mentre si stava preparando ad affrontare le turbolenze europee delle rivoluzioni del 1848.

Quando un artista minore riesce a redigere un capolavoro assoluto ... Che cos'è un capolavoro assoluto? Certamente, spesso, un'opera che muta il percorso stilistico della pittura. Talvolta ancora un'opera densissima per i suoi significati e per l'influenza che avrà sul pensiero successivo. In questo caso invece, un'icona che si incide nella mente e non la lascia più. Come un piccolo virus. La pittura di Spitzweg è innegabilmente banale, la sua influenza sul dibattito politico germanico certamente inferiore a quella di Hegel e di Marx, ma quel bibliotecario pulcioso, detto in tedesco il "verme da libri", è diventato una icona con il medesimo potere evocativo della Marilyn di Andy Warhol.

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E a Carl Spitzweg si devono altre icone altrettanto potenti, come quella del poeta squattrinato che non esce dal suo letto nella mansarda e si protegge con un ombrello aperto dalle infiltrazioni d'acqua mentre legge un libro, quello dello scrittore che cerca invano la sua ispirazione fuori dalla finestra, quella del moralista, il Tartufe, che guarda con attenzione una pianta grassa dall'evocazione inequivocabile !!! Spitzweg rappresentava le persone nel loro caratteristico ambiente borghese: nei suoi quadri di piccolo formato descrisse con umorismo e finezza la piccola borghesia dell'epoca Biedermeier, tipi bizzarri e scenette romantiche. Rappresentò le piccole debolezze umane, ma mai la bassezza o la volgarità, che erano a lui estranee.
Ironia e finezza sono al potere.

Carl Spitzweg, il poeta povero

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

6 commenti:

  1. Finalmente un blog sull'arte e la pittura in particolare! Bravissimo! Complimenti!!!!

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    Risposte
    1. Grazie Daniela!! torna a trovarmi presto! ciao!

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  2. C'è molta luce in questi dipinti, anche quando il soggetto potrebbe essere triste o piegato dall'angoscia, come il poeta povero che legge nella sua mansarda attorniato da libri e coperto da un ombrello. Mi piacciono davvero tutti!

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  3. Si devo dire che è un pittore che rimane fisso nella mente e nel cuore per l'ironia, l'efficacia e la finezza dei suoi dipinti!!!

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  4. Caro Cristian ogni volta che passo a trovarti devo dire che è sempre un piacere, rinnovo i miei complimenti!

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  5. Grazie Raffaella, torna a trovarmi presto!!!

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