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lunedì 2 settembre 2013

La Caccia di Diana - Domenichino

Domenichino, la caccia di Diana
Il dipinto fu eseguito da Domenico Zampieri detto il Domenichino, pittore bolognese nato nel 1580, grande sostenitore del classicismo e del suo ideale di bellezza ispirato all’antico. I pittori bolognesi arrivati a Roma al seguito di Gregorio XIII, i Carracci, l'eccellente Guido Reni e Domenichino, diedero nuova vita al manierismo romano.
L’opera, destinata al cardinale Aldobrandini, fu al centro di una vicenda sconcertante: Scipione Borghese, il padrone di casa di questa galleria, era un collezionista appassionato e avido, con un grande senso dell'estetica, ma scarso senso dell'etica. Fece mettere l’artista in prigione per convincerlo a cedergli l’opera di cui si era innamorato e chiaramente riuscì nel suo intento.

La tela raffigura un momento della caccia di Diana, soggetto preso dall'Eneide di Virgilio: nell'originale l’episodio descrive i guerrieri nella gara con l'arco, mentre trafiggono con la prima freccia l'albero, con la seconda il nastro e con la terza l'uccello cadente, qui Domenichino la riadatta al regno delle ninfe.
Protagonista del dipinto è Diana-Luna, che solleva in segno di trionfo arco e faretra. Attorno a lei si sviluppa una scena di caccia delle ninfe che avviene sia in primo piano, lungo il fiume, sia sullo sfondo tra le colline di un paesaggio alberato. In primo piano alcune giovani donne aspettano divertite il tiro delle frecce che, attraversando la tela, fanno centro sui due volatili all'altra estremità del dipinto.

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Tutto il percorso dei dardi, da sinistra a destra, è sottolineato dagli sguardi attenti delle ninfe e dal movimento del levriero che si impenna, pronto ad andare a cercare la preda. In primissimo piano una ninfa guarda in direzione opposta, mentre in lontananza due fanciulle portano un cerbiatto sulle spalle. In questa ricchissima scena la caccia viene colta nel suo aspetto più ludico, che emerge dai sorrisi delle giovani donne immerse in un paesaggio bucolico. Colpisce in particolar modo la ninfa adagiata nel fiume che ci osserva in maniera quasi sfrontata, forse ci vuole invitare a fare il bagno con lei, mentre l’amica cerca di indirizzare la sua attenzione verso la caccia.
Il dipinto preannuncia la nascita del barocco con la sua morbida sensualità, i colori tenui e la luce diffusa diventando un’oasi che per un momento vi farà dimenticare la frenesia del mondo contemporaneo.

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

4 commenti:

  1. davanti a tanta bellezza mi inchino!!!!!!amo molto l'arte,sopratutto il periodo del barocco!!!!mi incanto davanti ai loro capolvaori mi chiedo come hanno fatto!!!!ci mettevano l'anima,sembrano vivi,mentre oggi tutto a teconologia!!!

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  2. Hai proprio ragione Antonella, se c'è una cosa che il nostro tempo e la nostra società ha perso, è proprio il valore dell'arte, dei capolavori, della grande capacità artistica e artigianale!!

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  3. Ciao
    ti ho conosciuto grazie all'iniziativa di kreattiva e il tuo blog è molto interessante ti seguo volentieri se ti va vienimi a trovare sul mio blog spicchidelgusto
    a prestissimo elisa

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  4. ciao Elisa, grazie del commento, sono già tuo follower!!! a presto

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