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mercoledì 16 ottobre 2013

I Macchiaioli, eroi con il pennello

Silvestro Lega, la pergola
I Macchiaioli! Mi innamorai di loro ad una mostra a Padova, diversi anni fa. Meraviglioso gruppo d'artisti che si trovò a Firenze ancora prima dell'unità d'Italia, quando il granducato di toscana era innegabilmente il luogo più tollerante della penisola e il granduca Leopoldo II non era neanche più di tanto rivettato alla sua poltrona.

Quando si parla di Macchiaioli, parliamo sopratutto di Silvestro Lega, romagnolo già volontario nella guerra contro l'Austria del 1848-49; Telemaco Signorini, di Firenze; Odoardo Borrani, pisano, partito insieme a Telemaco a far la seconda guerra d'Indipendenza nel 1859; Giuseppe Abbati, che si unì al gruppo dopo l'unità d'Italia, senza un occhio che aveva perso nella battaglia del Volturno; Federico Zandomeneghi veneziano, che diciannovenne seguì Garibaldi nel 1860, prima di andar a Parigi a far l'impressionista; e Giovanni Fattori, Livornese, che divenne il più famoso di tutti. Coordinati da un mercante incapace di vendere, Diego Martelli, ma in attesa d'una bella eredità costituita dai migliori terreni di Castiglioncello.

Giovanni Fattori, la vedetta
Certo molti altri passaro da quello che era il loro luogo di ritrovo, il Caffè Michelangelo (Serafino De Tivoli, Eugenio Cecconi,  Raffaello Sernesi, Niccolò Cannicci, Egisto Ferroni e Adriano Cecioni, scrittore e scultore oltre il pesarese Vito D'Ancona; il trentino Eugenio Prati e il veronese Vincenzo Cabianca, Domenico Caligo), ma questi furono i più importanti, mai vi fu un gruppo d'artisti così tosto nella storia d'Europa. Eroi con il pennello.

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Decisero di rincorrere le impressioni della luce, forse anche loro per far concorrenza ai fotografi. E nacque la macchia. Il nome "macchiaioli", usato per la prima volta in senso dispregiativo in un articolo sulla Gazzetta del Popolo del 1862 in cui i pittori toscani sono accusati di ridurre il quadro a un semplice abbozzo, fu successivamente adottato dal gruppo stesso.

Questi rivoluzionari, rompendo con il classicismo e il romanticismo imperanti e rinnovando così la cultura pittorica italiana, donano alla stessa un nuovo respiro. Nello stesso modo dei rivoluzionari di tutti i tempi, rimasero delusi dalla rivoluzione e si diedero ai soggetti minimi, quelli che anche una sostanziale mancanza di mercato gli consentiva. Ecco il perchè delle deliziose tavolette di legno, pronte all'uso all'aria aperta, tavolette che talvolta altro non sono che coperchi di scatole di sigari.

Telemaco Signorini, Firenze, mercato vecchio
I temi variano, ma sono tutti imperniati nel presente, da scene di vita casalinga, alla città, al lavoro nei campi, al paesaggio, al mondo militare, alle battaglie combattute in prima persona dagli artisti, donandoci documenti che testimoniano passaggi storici importanti per l'unità del nostro paese e per la nostra cultura.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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