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giovedì 12 dicembre 2013

Il mercato dell'arte

Henri Gervex, una seduta della giuria di pittura al salon degli artisti francesi
Avevo già dedicato in precedenza altri post sui →mercanti d'arte, ma mi sento in dovere di approfondire meglio l'argomento, andando a colmare le lacune che avrò sicuramente lasciato.
Il mercato dell'arte esiste da sempre. Nell'epoca moderna il suo vigore e la sua articolazione crescono in parallelo con lo sviluppo e la diffusione della pittura stessa.

Le gallerie d'arte vere e proprie con mercanti professionali nascono quando la committenza diretta viene sorpassata dalla crescita  d'una clientela di consumatori talmente vasta da non poter entrare più in contatto diretto con l'artista. Il mercato dell'arte sarà da questo momento in poi un commercio privilegiato delle grandi città. Tre casi che vi propongo spiegheranno le diverse articolazioni.

Picasso, Daniel-Henry Kahnweiler
Paul Cezanne, Ambroise Vollard

La Galerie Goupil & Cie è una associazione fra vari mercanti che prende forma definitiva nel 1850, con sedi a Parigi, L'Aia, Londra, Bruxelles, Vienna, Berlino, New York e addirittura in Australia. Vende inizialmente stampe che replicano le opere famose per un pubblico di classe sociale media. Dagli inizi degli anni '60 vi entra come socio Vincent van Gogh, il padrino e zio del pittore, e si iniziano a vendere anche opere originali. E' nata la prima galleria globale della storia!

Pierre-Auguste Renoire, ritratto di Paul Durand-Ruel
Altro caso, Paul Durand-Ruel (1831-1922), figlio di un mercante d'arte, vende tutto ciò che va di moda e che non vende direttamente nei Salon ufficiali, dagli impressionisti ai simbolisti ai rosacroce, tantissimi artisti allora noti che la storia successiva ha tolto dalla coscienza pubblica. Durand-Ruel si lega in modo particolare al giovane Monet quando tutti e due si ritrovano a Londra, spaventati dal possibile arruolamento nella guerra del 1870. E lui lì apre la seconda galleria dopo quella di Parigi. La terza sarà a Bruxelles. Ma Durand-Ruel oserà molto di più e sarà il primo mercante che si fa finanziare dalle banche. Ed è anche il primo che stabilisce con gli artisti contratti mensili per finanziarli, garantendo il loro prezzo anche quando le opere finiscono nelle aste. E' il primo ad avere un ufficio stampa. Ed è anche il primo a saltare in aria nel 1882 quando fallisce l'Union Generale, la banca cattolica conservatrice che lo supportava.

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Dopo un periodo in cui è costretto a svendere gli stock di dipinti, scopre il mercato americano che "non ride, ma compera". Decide allora di portare a New York gli impressionisti in una grande mostra nel 1886 e sarà un tale successo commerciale che determinerà il rialzo di prezzi anche in Europa. Si rimette a comperare e nel 1905 organizza una super mostra a Londra con trecento dipinti. Gli impressionisti, ormai storicizzati, vengono definitivamente consacrati. Durand- Ruel aveva oggettivamente trionfato. La storia dell'arte era stata radicalmente alterata dall'abilità di gestire il mercato e dai gusti del pubblico americano.

Terzo caso Ambroise Vollard (1865-1939). Appartiene ad una generazione mercantile successiva ed è il prototipo de mercante intellettuale. Apre bottega nel 1893, mentre è ancora studente di Diritto all'università. Fortemente coinvolto nel mondo dell'avanguardia nascente, non è più un semplice mercante, ma diventa un protagonista della sua stagione artistica. E' più un promotore-critico come lo sono stati Vittore e Alberto Grubiey de Dragon per la Scapigliatura milanese e i maestri del Divisionismo, o Paul Guillaume mercante di Modigliani e del primo De Chirico, o Daniel-Henry Kahnweiler, tedesco approdato a parigi e passato dalla finanza all'arte, primo mercante dei Fauves e del Cubismo esordiente.
Mercanti-promotori-critici che hanno creduto negli artisti e ne hanno plasmato la fortuna.
E oggi è ancora così?

Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

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