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lunedì 24 febbraio 2014

Nature morte (non morte) - Vincenzo Campi

Vincenzo Campi, fruttivendola
Ci rendiamo conto raramente di ciò che era l'alimentazione prima della rivoluzione fisiocratica settecentesca che introdusse nella vita quotidiana  il pomodoro, lo spaghetto, la patata e che diede finalmente retta ai dettami, fino ad allora poco seguiti, san Carlo Borromeo che promuoveva il granturco.

Era d'obbligo il cavolo. Le prime nature morte, precedenti addirittura le invenzioni caravaggesche, sono quelle di Vincenzo Campi, cremonese non a caso, poiché Cremona nel Cinquecento era più popolosa di Londra ed era la più ricca centrale d'alimentazione nella più ricca parte d'Europa, la Lombardia.

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La sua Fruttivendola, leggermente fiera e imbarazzata, è vestita per la festa e propone il campionario completo di ciò che la campagna fornisce attraverso le stagioni, dalle cerese  (ciliege da sempre note) ai perzigh ( le pesche da poco introdotte dalla Persia). Ci ritroviamo i fichi scoperti nella dieta ebraica e il gelso, del quale la foglia era ghiottoneria per i bachi da seta, mentre il frutto per i bimbi.

Poi nel Cristo in casa di Marta e Maria, riecco la serva vestita elegantemente che s'è cambiata d'abito. Il menu è lombardo e completo: radici, carote e cavoli, pesci rigorosamente d'acqua dolce, in mezzo alla piccola cacciagione di pennuti  e un cinghialetto. Il dipinto ha una evocazione evangelica, perché narra la cucina dove Marta è al lavoro e dove Gesù viene a farle i complimenti per l'opera.

Vincenzo Campi, Cristo in casa di Marta e Maria

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Questo post fa parte di una serie di piccoli giochi di curiosità dedicati alle nature morte. Leggi altro seguendo l'etichetta #naturemorte(nonmorte)

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011


4 commenti:

  1. Vivissimi complimenti per questo blog. Ogni giorno mi fai scoprire nuove affascinanti opere!

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    1. Grazie Adriana e se vuoi partecipa al giveaway, in palio una riproduzione di Renoir!!!

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  2. Penso che la veste sia un simbolo devozionale aderente alle direttive espresse da San Carlo Borromeo nelle Istructiones Fabricae et Suppellectilis Ecclesiasticae. Anche la chiesa di San Fedele a Molano potrebbe apparire chic… in realtà ci troviamo davanti al tipico esempio di arte controriformata, un connubio di rigore e devozione. Stanotte mi è capitato di sognare un fruttivendolo… un sogno buffissimo! Mi trovavo in una stanza e facevo parte di un gruppo di femministe che mi avevano incaricato di fare delle fotocopie… una volta in strada (tipico paesino delle parti del lombardo veneto)mi è venuta voglia di un’arancia e in quel paesaggio desertico – a tratti desolato- ho trovato un banco di frutta e vedura. Mi ricordo anche il prezzo dell’arancia. Tredici centesimi. Al risveglio ho pensato a questo quadro e l’eleganza della fruttivendola mi è apparsa come il ritratto morale di un soggetto che viene raccontato nelle sue qualità di uomo. Non è questione di rango.

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    1. Un sogno decisamente inusuale :-) grazie per averci reso partecipi di queste tue riflessioni

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