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venerdì 7 marzo 2014

Giuseppe Capogrossi

Giuseppe Capogrossi, Superficie 137, 1955
Giuseppe Capogrossi nacque a Roma il 7 marzo 1900. 
Laureato in Giurisprudenza, si dedicò sempre alla pittura. Esordì come artista nel 1927, all’Hotel Dinesen di Roma con Emanuele CavalliAutoritratto e Lungotevere, due esempi di opere degli inizi, recano ancora, nelle tinte opache, nel colore pastoso e nel disegno sfocato, il segno dell’apprendistato presso lo studio di Felice Carena. Nel 1932, nel ben più importante appuntamento alla Galleria di Roma di P. M. Bardi, i due artisti, cui si aggiunse Corrado Cagli, si confrontarono con i milanesi Birolli, Soldati, Sassu e Ghiringhelli

Il Capogrossi di questi anni fu un compromesso tra l’Italia e la Francia: l’Italia di De Chirico e la Francia, cui l’artista guarda sin dal ’27, di Cézanne, di Picasso e di Matisse. Sono chiari, corposi, murali, dal colore contenuto e dall’essenzialità disegnativa i personaggi del Nuotatore e di Sul Tevere, opere presentate nel 1933 alla Galleria Il Milione a Milano.  Quello stesso anno Capogrossi, Cagli e Cavalli fecero l'importante conoscenza di Waldemar George. Propugnatore sin dal ’30 della necessità "di ritrovare lo smarrito sentimento dello spirito italico", il critico francese invitò i tre artisti a esporre alla Galleria Bonjean di Parigi. Creò per loro l’appellativo di Ecole de Rome e nominò
Capogrossi, presente con Il poeta del Tevere, Il Vestibolo e Il Temporale, "figlio spirituale degli scultori di rilievi e di affreschi antichi". 

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L’allucinante fissità delle forme, i loro atteggiamenti statici, i loro sguardi assenti, collocano la sua opera al limite tra fisico e metafisico che è il dominio riservato dei Romani. Non c’è però nessuna retorica in quei personaggi terrei appena abbozzati che si distaccano solo per contrasto tonale dal fondo grigio azzurro, ospitati da quinte architettoniche che organizzano la superficie senza inglobare spazio. Si concluse con la mostra parigina il sodalizio con Cagli, che rifiutò di firmare insieme a Capogrossi e Melli il Manifesto del primordialismo plastico del quale fu comunque l’animatore concettuale. L'artista stesso, per la seconda Quadriennale del ’35, si autopresentò con queste parole: "Tra gli apporti più importanti e che esulano dal fatto puramente tecnico, è la costruzione tonale e questa trova nel mio attuale indirizzo estetico il suo giusto valore". 

Giuseppe Capogrossi, il temporale
Palma Bucarelli, raffinata critica e storica dell'arte, nel presentare l’antologica dell’artista alla Galleria d’arte moderna di Roma nel ’74, individuò nell'abolizione della dicotomia tra figure e fondo propria della ricerca tonale il presupposto degli sviluppi successivi. Nei Canottieri e in Piena sul Tevere e Ballo sul fiume, le figure stupite che non comunicano e le architetture impraticabili vivono lo stesso spazio "scomposto nella forma e ricomposto nel colore", secondo l’analisi di Argan nella monografia del ’67. Se Oggetti rustici, Contadina e Baraccone da fiera, esposti nella Quadriennale del ’39, costituirono una virata tematica nella scelta di soggetti umili, le Ballerine presentate per la prima volta nella Quadriennale del ’43 segnarono una svolta cromatica verso le gamme infuocate dei rossi, viola e arancio.
Nella Biennale di Venezia del ’48, infine, l’artista presentò un breve e rapido passaggio cubista in Le due chitarre e il suo avvenuto superamento in Ricerca n. 1 e Ricerca n. 2


A 48 anni dunque Capogrossi divenne già un artista stimato e riconosciuto: avrebbe potuto, come tanti fecero, amministrare prudentemente una ricerca senza scosse, attardandosi magari nell’indagine postcubista prima di abbracciare la poetica informale. E invece scelse, come negli stessi anni e per altre vie fecero Burri e Fontana, di rivoluzionare il lessico pittorico affidando a un unico segno la sfida di riprodursi all’infinito con l’insospettabile mutevolezza, eleggendolo a mezzo di aggregazione spaziale e a metro di scansione temporale. 

Sebbene Capogrossi sostenga "di non aver sostanzialmente cambiato la sua pittura ma di averla soltanto chiarita", Michel Seuphor, critico e storico dell'arte riconobbe, nel testo che accompagnò la prima monografia sull'artista del ’54, il carattere dirompente della svolta del 1949: "Improvvisamente, senza alcun segno premonitore, abbandonò il figurativo per l’astratto, il mestiere per la fantasia, il certo per l’incerto. Il tema da lui scoperto, questo artiglio, questa mano, questo tridente, questa forca è già uno stile. Egli lo piega ai suoi umori, gli imprime le sue fantasie, lo calma e lo esaspera, lo scatena, l’addormenta, lo perseguita, l’asseconda. Dopo Mondrian non ho mai visto una unione così intima e tenace di uno stile personale e di un tema". 

Giuseppe Capogrossi, le due chitarre
Il 1949, come tutti gli anni cruciali, offrì esiti con molti aspetti e sfaccettature: nella Superficie 02 le sagome di ipotetiche figure, attraversate e squarciate da linee di forza, sono ormai irriconoscibili. La Superficie 03 costituisce un passo ulteriore, scandita da piani geometrici e traiettorie che ricordano nel loro lirismo matematico le prove di Jacques Villon. Nelle molte opere di questo periodo l’artista allargò il repertorio dei segni, non più solo tasselli colorati e direttrici ma lettere, zig-zag, tratteggi e sinusoidi; li liberò da qualsiasi struttura di sostegno rendendo l’opera il risultato del loro processo aggregativo. Nell’elenco che definisce la Superficie 021, infine, appare nero e marcato già, quello che l’artista nominerà come esclusiva matrice spaziale e compositiva.


Nonostante le incomprensioni iniziali dovute principalmente al fatto che lasciò in maniera drastica la pittura figurativa, la sua opera andrà ricevendo sempre più consensi a livello internazionale.
Si spense a Roma il 9 ottobre del 1972.
Nel 2012, nella ricorrenza del quarantennale della morte, una grande retrospettiva della sua produzione pittorica è stata allestita a Savona presso la Pinacoteca Civica di Palazzo Gavotti.


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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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