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giovedì 27 marzo 2014

Lo sfruttamento politico dell'opera d'arte


E' una cosa che succede da sempre. La politica sfrutta il potere delle immagini e delle belle opere d'arte.
Caso esempio, vicino ai nostri tempi: la scultura dell'artista Enrico Butti di Viggiù, rappresentante il cavaliere Alberto da Giussano (eroe che nel 1176, nella famosa battaglia di Legnano, sconfisse l'imperatore Federico Barbarossa), che è stata adottata dalla Lega lombarda. Così facendo un partito politico impedisce alla gente comune di godersi l'opera d'arte per quello che è.

La bella scultura, che sta davanti alla stazione ferroviaria di Legnago, è costretta a sedersi nei banchi di Montecitorio per far piacere ai parlamentari della Lega. Se il povero Enrico Butti fosse stato francese, oggi il cavaliere Alberto da Giussano starebbe davanti a qualche museo a inneggiare alla grandezza della nostra nazione.
E dire che il signor Butti, nel 1889, vinse il Grand Prix di scultura all'Expo di Parigi, che a quei tempi era come vincere la Palma d'oro al festival di Cannes. Il suo Minatore (che vi invito a cercare su internet) è una figura esausta appoggiata ad una carriola e che si ribella (non a Roma ladrona!!) a tutte le ingiustizie e i soprusi del mondo, compresi quelli perpetrati dai partiti politici ai poveri artisti!

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Il punto è che Enrico Butti fosse nato a Parigi, avrebbe fatto a gara con Auguste Rodin e invece è finito nel dimenticatoio. La sorte del guerriero lombardo è la dimostrazione più lampante che la politica in Italia o imbruttisce l'arte o fa fare arte brutta. Molti infatti nel vedere la statua di Giussano penseranno che sia stata commissionata dalla Lega allo scultore lombardo Giuliano Vangi, maestro contemporaneo troppo sopravalutato.
Cerchiamo quindi di ricordare gli artisti per quello che in realtà sono e Alberto da Giussano come eroe d'Italia, Giovanna d'Arco nostrano!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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