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lunedì 24 marzo 2014

L'origine del mondo, Gustave Courbet

Gustave Courbet, l'origine del mondo
Quest'opera non ha certo bisogno di chiarimenti iconografici. Il dipinto realizzato nel 1866 raffigura il dettaglio di una donna quasi completamente nuda, abbandonata forse su un letto, con le gambe lascivamente allargate nel mostrare la vera protagonista della tela: l’origine di tutti noi. Mancano altre parti del corpo tra cui il viso e infatti ad oggi non abbiamo certezza riguardo alla modella che posò per quest’opera. Certo è che nel periodo in cui venne realizzata, la modella preferita di Courbet era una giovane donna di nome Joanna Hiffernan, altrimenti conosciuta come Jo. Il suo amante a quei tempi era un pittore statunitense ammiratore di Courbet, James Whistler. Courbet fece un altro ritratto nel 1866 che ritraeva la bella Joanna, il cui soprannome era "la belle irlandaise".
È quindi molto probabile che il dettaglio "intimo" appartenga a Joanna. Ma dietro questo piccolo dipinto si celano un paio di pettegolezzi interessanti:

Prima cosa, Courbet non era alla prima esperienza; il nudo gli piaceva e lo aveva già provato con vari dipinti, alcuni dei quali presentati ai Salons: il sonno, la donna col cagnolino e la donna con il pappagallo.
Secondo aspetto, il primo proprietario del quadro e con ogni probabilità il committente stesso, fu il diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey. Personaggio bizzarro nella Parigi degli anni sessanta del XIX secolo, raccolse prima d’essere rovinato dai debiti di gioco, una collezione sorprendente, riservata alla celebrazione del corpo femminile.

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In seguito, si hanno poche notizie nei confronti delle vicissitudini e dei proprietari del quadro. Prima di entrare nelle collezioni del museo d'Orsay nel 1995, l’opera fece parte della raccolta di Jacques Lacan, famoso psicoanalista-filosofo-semiologo. All’epoca agli intellettuali di successo era ancora permesso comprare arte, o meglio, l'arte non era così cara da essere acquistabile solo da nobili o facoltosi. Lacan aveva come fratellastro il pittore Masson, al quale chiese di creare una scatola in cui rinchiudere il dipinto e il suo indiscutibile mistero, per poi mostrarlo a suo piacere agli ospiti.
Il grande virtuosismo di Courbet, la raffinatezza e il realismo di quest’opera ci fanno capire che non ci troviamo certo di fronte a un’immagine pornografica. Nonostante ciò il dipinto continua a riassumere il problema relativo allo sguardo: il pittore infatti ci rende complici di un voyerismo all’ennesima potenza. E fino a che punto è lecito spingersi nell’osservare un corpo nudo?

Fonti: Il museo immaginato, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2011

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