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giovedì 17 aprile 2014

La zattera della Medusa, Theodore Gericault

Theodore Gericault, la zattera della Medusa
Gericault prese il soggetto di questo immenso dipinto, realizzato nel 1819, da un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica di tutta l’Europa: il naufragio della fregata “Medusa” al largo delle coste del Senegal. 150 persone si ammassarono su una zattera di fortuna che andò alla deriva in un crescendo di orrori, tra i quali, ammutinamenti ed episodi di cannibalismo, fino a che la nave “Argus”, recuperò soltanto una quindicina di superstiti. L’opera rappresenta il momento carico di tensione drammatica del primo avvistamento della nave “Argus” all’orizzonte, il tredicesimo giorno.

La struttura compositiva del dipinto è basta sulla costruzione di due piramidi portatrici di due spinte contrapposte.  La prima ha la base nel gruppo di cadaveri, in primo piano, dai quali emergono i sopravvissuti con le mani tese verso l’uomo che sta agitando la propria camicia in cerca di aiuto. Questo gruppo di figure, portatrici di un crescendo di emozioni che vanno dalla disperazione alla speranza di essere visti, rappresenta la spinta umana verso la sopravvivenza e la salvezza.
A questa spinta, si contrappone, la seconda piramide, che parte dalle onde del mare per arrivare all’albero che sorregge la vela. Questa è la direzione del mare che respinge il relitto in direzione opposta a quella della speranza dei naufraghi, opponendosi alla loro salvezza. 
L’osservatore si trova gettato sul piano instabile e oscillante della zattera, sotto nubi cupe tagliate dai riflessi rossastri del sole all’orizzonte in un’atmosfera apocalittica. Come accade in molte opere romantiche ci sentiamo emotivamente coinvolti nel dramma messo in scena dal pittore.

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In questo caso, avvertiamo la sofferenza dei naufraghi, tentiamo di scorgere la nave all’orizzonte e cerchiamo la speranza e la vita tra le onde del mare, ma siamo divorati dal dubbio su quale sarà il finale: quale di queste spinte contrapposte avrà la meglio? la speranza o la disperazione? la vita o la morte?
Gericault, al fine di rendere con maggiore realismo i corpi dei morti e le loro pose studiò dei cadaveri presso l’obitorio dell’Ospedale di Parigi. Lo stile rimanda a Caravaggio mentre la tensione muscolare e le torsioni delle figure richiamano il Giudizio Universale di Michelangelo che tanto aveva colpito il pittore.
Attraverso queste scelte Gericault attribuisce alla condizione dei naufraghi un significato universale, trasformando l’episodio di cronaca in un dramma senza tempo. A naufragare è la società francese e non ci sono eroi o virtù da esaltare, non c’è gloria, ma disperazione e morte, “l’unico eroe in questa toccante storia è l’umanità” come recita la didascalia sulla cornice del quadro.

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Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

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