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martedì 13 maggio 2014

Ceroplastica, piccola guida per capire cos'è

Gaetano Giulio Zumbo, cera della pestilenza
Oggi vi presento una tecnica molto particolare. La ceroplastica!
L'uso di fabbricare figure di cera fu molto comune già presso Greci e Romani, e per quanto ne abbiamo minori testimonianze, anche presso gli Egizi e i popoli dell'Asia anteriore.
Di cera si facevano soprattutto le piccole immagini che servivano per divertimento ai bambini, o per il gioco che assomiglia a quello degli scacchi, i cosiddetti "ladrunculi" di Plinio, o ancora per le figurine votive delle are domestiche dei Lari, ecc.

Le maschere e le immagini dei defunti, da portare nelle cerimonie funebri, erano realizzate in cera, e potevano essere conservate anche nell'atrio della casa insieme con quelle degli antenati. Queste opere venivano chiamate cerae o cerae pictae, nome legato all'usanza di colorarle, in modo da rendere le immagini il più simile possibile al vero. Il colore poteva essere ottenuto mescolando alla cera i pigmenti prima della modellazione, ottenendo una colorazione omogenea e uniforme, oppure dipingendo la maschera e l'immagine dopo la lavorazione. Anche i metodi di lavorazione della cera erano due: o veniva modellata a mano o si fondeva e colava all'interno di stampi. Putroppo a causa della facilità con cui la cera si deteriora nel tempo, oggi non possediamo quasi esempi di ceroplastica antica.

Passando al Medioevo e all'epoca moderna, la cera venne usata dagli scultori per modellare figure e oggetti da fondere in metallo con la tecnica della fusione a cera persa, oppure per sviluppare bozzetti di opere da realizzare poi con dimensioni maggiori, infine come materia per far sculture vere e proprie, fondendo o modellando figure a tutto tondo e bassorilievi.

Giambologna, Ercole, modello in cera
Molti esempi di bozzetti in cera, anche di famosi artisti, si sono conservati fino a noi: di Michelangelo, quello del David e vari di altre figure, quello del Perseo del Cellini, quello dell'Ercole e Caco del Bandinelli, quelli di Ferdinando I de' Medici e di due rilievi della Passione di Giambologna, quello di Alessandro Farnese di Francesco Mochi, quello della Cacciata di Attila dell'Algardi, per fare alcuni esempi.

La cera come materia scultoria vera e propria venne soprattutto usata nella ritrattistica, sia per effigi funerarie da esporre nel corso di onoranze rese alle salme di sovrani o di personaggi illustri, sia per opere dedicate alla devozione, e infine anche per veri e propri ritratti. Fin dalla metà del secolo XIV è confermato da fonti certe che figure funerarie in cera colorata, ricoperte da ricchi paramenti, vennero utilizzate presso le corti di Francia e d'Inghilterra, e anche nella repubblica di Venezia.

Ritratto di fanciulla, cera e terracotta, XVII secolo
Mentre risale agli ultimi anni del XIII secolo, sia in Francia sia in Italia, che nell'Europa settentrionale, la ceroplastica votiva, usata cioè per rappresentare santi e martiri. L'esempio più antico di questo tipo che è arrivato intatto fino a noi è la statua votiva di Leonardo, ultimo conte di Gorizia. Ovvio che questo genere di opere provenga maggiormente dall'Italia e soprattutto da Firenze, dove gli scultori del '400 modellarono molte figure votive di cera.

La ceroplastica nel XVI secolo produsse anche opere indipendenti dal significato votivo o funerario e vennero realizzati in special modo dagli artisti italiani, i medaglioni-ritratto che anche oltralpe ebbero un buon successo. Presto però questo tipo d'arte cadde in disuso e come ritrattistica si ridusse principalmente fuori d'Italia con uno scopo aulico-celebrativo. La ceroplastica di carattere sacro continuò a essere invece molto diffusa assumendo un carattere sempre più popolare. Non abbiamo esempi di un suo utilizzo come semplice decorazione.

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Di splendida fattura il Ritratto di fanciulla, in cera e terracotta del XVII secolo, già attribuita a Raffaello e a Leonardo. Nel Seicento, figura di spicco fu l'abate Gaetano Giulio Zumbo ceroplasta sicilianoper la raffinatezza della tecnica più che per vera eccellenza artistica. Fu autore di molte cere anatomiche e delle famose rappresentazioni della Corruzione dei corpi e della Pestilenza. Lo Zumbo, dopo aver lavorato a Firenze con Cosimo III de’Medici, sentì il bisogno di perfezionarsi come ceroplasta compiendo studi anatomici a Bologna nella cui Università era molto rinomata la scuola di anatomia umana.


Cere anatomiche molto conosciute sono anche quelle realizzate dal Cigoli e da Ercole Lelli a Bologna. Le cere bolognesi sono i più antichi preparati anatomici in cera conosciuti. Lo studio dell’anatomia era ormai diffuso in tutta Europa a partire dalla Francia; infatti dai primi del ’700 a Parigi cominciano a nascere le prime collezioni di anatomie in cera colorata, opera di modellatori francesi.
I Salons parigini dell'ultimo quarto del XVIII secolo e dei primi del successivo esposero spesso sculture di cera, un sintomo che ci fa capire quanto questo tipo di tecnica fosse tenuta in considerazione.

Nel XIX secolo nacquero in Europa "musei delle cere", gallerie di personaggi storici rappresentati a grandezza naturale. Celebre quello di Madame Tussaud a Londra: la ceroplastica è sempre stata un’arte fortemente emozionale che suscitò nello spettatore i sentimenti più diversi lasciandolo di rado indifferente.
Oggi, nell'arte contemporanea, si possono trovare artisti che usano la cera all'interno delle proprie opere, anche se raramente ne fanno un utilizzo esclusivo.

Fonti: www.treccani.it

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