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lunedì 26 maggio 2014

Hans Bellmer, surrealismo e inquietudine

Hans Bellmer, the doll
Forse pochi di voi conoscono questo pittore e ad ancor meno di voi piacerà. Ma credo che sia un tassello importante nell'arte contemporanea, dimostrazione di come nei secoli sia cambiato molto il rapporto che lega arte e bellezza.
Pittore e scultore, Han Bellmer nacque a Katowice (Polonia) il 13 marzo 1902.
Temperamento indipendente e ribelle all'autorità paterna, si recò a Berlino nel 1922, legandosi a Georg Grosz e a J. Heartfield: i contatti con l'ambiente berlinese di questi anni furono molto significativi per tutta la sua attività futura.

Su consiglio di Grosz si mise a disegnare e, nel corso di un soggiorno di tre mesi a Parigi, scoprì Pascin, pittore bulgaro, autore di numerosissime illustrazioni e caricature. La sua arte prese forma a partire dalla Bambola, manichino di fanciulla le cui membra spostate e la cui espressione sentimentalmente tonta o equivoca presentano un vivissimo contrasto e alimentano nel modo più vivace una conturbante fantasia erotica. Tra il 1926 e il 1932 lavorò come disegnatore di pubblicità industriale, ma con l'avvento del nazismo Bellmer fu costretto ad abbandonare ogni attività: le opere dell'artista erano considerate degeneri perché critiche versi il culto del corpo perfetto allora dominante in Germania

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Alla fine del 1938 quindi Bellmer si stabilì a Parigi prendendo contatto col gruppo surrealista che già nel 1934 aveva pubblicato il suo album di fotografie dal titolo The Doll sulla rivista surrealista Minotaure. Come disegnatore possiamo dire che derivò tecnicamente dalla grande tradizione germanica, per la plasticità del tratto, per il rigore del tratteggio, parallelo o incrociato, per l’uso di zone ravvivate di bianco. Ma per il potere allusivo e la carica d'inquietante ambiguità dell'immagine-feticcio della bambola Bellmer rientra a pieno titolo nell'area culturale del surrealismo.


Dopo la guerra, Bellmer visse il resto della sua vita a Parigi. Abbandonò la costruzione di bambole, e spese gli anni seguenti a realizzare disegni erotici, incisioni, fotografie sessualmente esplicite, pitture e stampe di ragazze adolescenti. Influenzato talvolta da alcuni procedimenti surrealisti (giochi prospettici, associazioni incongrue), è più efficace quando concentra la sua acuta nostalgia sull’elemento femminile puro. Visionario e voyeur, le sue ricerche sui "trasferimenti anatomici" (naso-fallo, narici-testicoli, volto che si forma sotto le natiche) attestano la ricchezza associativa d’una fantasia che, egli dice, "attinge unicamente all’esperienza corporea". Artista poliedrico, oltre ai disegni, Bellmer eseguì molti dipinti, incisioni e sculture. In particolare illustrò Alcools di Apollinaire (1948), Justine di Sade (1950), Dialoghi di Joë Bousquet (1958). La sua prima personale organizzata da un museo è datata solamente al 1966 al Museo di Ulm.

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Nel 1954 conobbe Unica Zürn, che divenne la sua compagna. Hans Bellmer continuò il proprio lavoro per tutti gli anni sessanta e si spense a Parigi il 24 febbraio 1975. 
Ancora oggi le sue statue-bambole, ammassi grumosi di carne, suscitano in noi sentimenti di disagio ed inquietudine.
Vi lascio con una citazione dell'artista:
Il corpo è paragonabile ad una frase che vi spinge a disarticolarla, affinché, attraverso una serie di anagrammi infiniti, si ricompongano i suoi veri contenuti. 
Hans Bellmer

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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