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mercoledì 21 maggio 2014

La libertà guida il popolo, Eugene Delacroix

Eugene Delacroix, la libertà che guida il popolo
Delacroix dipinse questa grande tela per celebrare le giornate della rivoluzione repubblicana di Parigi del 28 luglio del 1830, quando il popolo insorse contro la monarchia borbonica di Carlo X.
La composizione del dipinto è di impianto piramidale ed è incentrata sull’immagine di una popolana scalza e a seno scoperto, allegoria della Libertà, con il braccio destro levato a reggere il tricolore francese e l’altro armato di baionetta. La figura della Libertà presenta una posa che appare monumentale e richiama la Nike Di Samotracia conservata anch’essa al Louvre. Alla base della piramide troviamo uno scorcio dei corpi accatastati resi con crudo realismo, enfatizzato anche da diversi dettagli riportati senza riserve dal pittore, come ad esempio il particolare della calza rimasta ai piedi del cadavere in primo piano.

Nel registro centrale, osserviamo i protagonisti che imbracciano le armi, i quali rappresentano al tempo stesso personaggi reali e simbolici. In particolare alludono alle componenti sociali che parteciparono ai moti: il primo a sinistra, con spada sguainata, la classe operaia, il secondo, con cilindro e fucile, la borghesia e l’ultimo, inginocchiato ai piedi della libertà, la classe contadina. 
Sia l’operaio che l’intellettuale borghese sono autoritratti del pittore stesso. Anche il giovane che agita le pistole, sulla destra della Libertà, è simbolo di una vitalità coraggiosa e ardita, animata dall’impeto rivoluzionario.  

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Il chiaro scuro potente, la drammaticità delle pennellate vigorose, l’uso di colori accesi ed esuberanti l’atmosfera polverosa e i riflessi degli incendi contribuiscono a uno straordinario impatto emotivo.
Delacroix, rappresenta uno dei pittori simbolo del movimento definito Romanticismo, innanzitutto per le tematiche trattate che non sono più eventi storici classici proposti come esempi di virtù, ma diventano fatti di cronaca aventi l’intento di comunicare emozioni forti allo spettatore.  Il pittore rifiuta l’uso convenzionale della linea e del disegno, per creare forme attraverso la materia cromatica; il colore nelle sue opere vibra senza confini in un’esplosione di energia che la tela fatica a contenere. Ci sentiamo parte dell’episodio descritto, infiammati da un animo romantico che ci impone di seguire la Libertà e di imbracciare le armi con essa e per essa. Nel contempo, proviamo il dolore di tale scelta, udiamo gli spari, vediamo i cadaveri, sentiamo compassione e avvertiamo la morte.
In questo senso, Delacroix, ci fa partecipi della sua straordinaria visione, conferendo a un fatto di storia contemporanea una drammaticità e un pathos, eterni.

Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

4 commenti:

  1. Ho avuto la fortuna di averlo visto dal vivo ero già innamorata di questo quadro da molto prima davvero gigantesco :)

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    1. Beata te, io purtroppo dal vivo non l'ho ancora visto!
      A presto Barbara

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  2. Hai detto bene Cristian un quadro che può raccontare benissimo quell'evento senza bisogno di manuali.E pensare che molti credono che riguardi la Rivoluzione Francese...
    Piccola curiosità lettararia: Victor Hugo si ispirò al ragazzetto del quadro per il personaggio del monello Gavroche.

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    1. Grazie Michela, e grazie per la curiosità letteraria :-D
      A presto!

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