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giovedì 19 giugno 2014

La pittura ad encausto, tecnica antichissima

Pittura ad encausto su intonaco risalente al I secolo a. C. attribuito a Solunto
Oggi vi parlo dell'encausto un'antica tecnica pittorica che si adatta a qualsiasi tipo di supporto: legno, tela preparata, cartone, carta, pietra, ardesia o gesso.
L'encausto si basa sull'impiego della cera applicata a caldo come legante del colore.
Ha un procedimento che presenta numerosi pregi ma che è stato poco utilizzato a causa delle difficoltà operative. I colori asciugano molto rapidamente, ma i ritocchi sono agevoli e per farli non occorre raschiare, la superficie non si scrosta, la cera dà rilievo alla trasparenza e resiste all’umidità e alle muffe.

I pigmenti vengono mescolati a cera punica (che ha funzione di legante), mantenuti liquidi dentro un braciere e stesi sul supporto con un pennello o una spatola e poi fissati a caldo con strumenti di metallo chiamati cauteri o cestri: è questo il procedimento che differenzia l'encausto dalla pittura a cera.  
Questo tipo di pittura fu applicata su supporti lignei e tessili e apprezzata per la sua buona resistenza alle variazioni climatiche.

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Conosciuta in antico, la tecnica era già nota ai Greci, come testimoniano gli scritti di Plinio il Vecchio, ma conobbe grande fortuna presso i Romani. Si dice che l'inventore di questa tecnica sia stato Aristide di Tebe. Restano, però, scarsi reperti: tra i più famosi, i ritratti del Fayum, in Egitto, risalenti al I secolo d.C., le pitture murali a Pompei e le icone del monastero di Santa Caterina al Sinai.

Successivamente, in epoca rinascimentale, Leonardo da Vinci si cimentò con l'encausto per realizzare La battaglia di Anghiari, ma, a causa di problemi tecnici, il dipinto fu in gran parte rovinato.
L'encausto fu poi riscoperto, studiato e nuovamente utilizzato dal Settecento in avanti sia come tecnica pittorica che nel restauro dei dipinti. Anne Claude de Caylus fu tra i primi studiosi ad occuparsene. La sua opera Mémoire sur la peinture à l’encaustique des Anciens (1753) creò una polemica con gli enciclopedisti.

Cristo Pantocratore (V secolo)
monastero S. Caterina, Sinai
Nel 1755 il pittore Bachelier pubblicò a sua volta Mémoire sur la peinture à l’encaustique, comunicando le proprie esperienze. L’opera descrive quattro procedimenti anziché i cinque di Caylus, ma neanch’essa si rifà al procedimento usato dagli antichi. Intervenne persino Diderot, pubblicando un opuscolo anonimo, L’Histoire et le secret de la peinture en cire (1755). Si eseguirono ad encausto numerose opere. Caylus presentò all’Académie una Testa di Minerva eseguita su legno da Vien. Altre prove vennero tentate da Calau e Bachelier.

I procedimenti dell’italiano Vincenzo Requeno, esposti nei suoi Saggi sul ristabilimento dell’antica arte de’ Greci e Romani pittori (Parma 1787), vennero ripresi dallo spagnolo Garcia de la Huerta. Molte decorazioni murali vennero eseguite a encausto, particolarmente in Italia. Dell’Era e Unterberger riprodussero in encausto le Logge Vaticane di Raffaello per Caterina II di Russia.

Nel XIX secolo il procedimento tornò in auge presso i pittori, che si collegavano in tal modo alla grande tradizione della pittura murale; la storia di tale tecnica e delle sue applicazioni fu messa a punto nel volume l’Encaustique et les autres procédés de peinture chez les Anciens da Ch. Henry e H. Cros.

Nell'arte contemporanea viene utilizzato raramente, e si può affermare che oggi è una tecnica quasi completamente in disuso.
Forse per la complessità di esecuzione, gli artisti contemporanei, in linea con la società moderna, prediligono mezzi di espressione più veloci e spontanei.

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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