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martedì 10 giugno 2014

Maurizio Cattelan, ironia e dissacrazione


Maurizio Cattelan può considerarsi l'artista contemporaneo italiano più quotato, e anche il più discusso. Nasce a Padova nel 1960 e studia arte da autodidatta, iniziando la propria carriera alla fine degli anni Ottanta.
Le sue opere sono provocatorie, dissacranti e polemiche nei confronti di arte e istituzioni e sono costituite da oggetti e persone prese dal mondo reale,
In Senza titolo (1986) Cattelan ha squarciato la tela in tre punti, per poi incidervi una Z di Zorro alla maniera di Lucio Fontana: l'opera è considerata un manifesto del suo lavoro.

Alla Biennale di Venezia, nel 1997, presentò un fachiro sepolto con solo le mani in evidenza. A fine anni Novanta si trasferisce a New York e raggiunge la fama internazionale con Nona ora, una statua di cera che rappresenta papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.

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Nel 2001 realizza Hollywood, un gigantesco cartello che richiama quello famoso posto a Los Angeles nei pressi degli studi cinematografici, collocato dall'artista su una discarica di Palermo. La provocazione è una caratteristica fondante del lavoro di Cattelan, confermata in diversi modi dall'artista, come dalla sua partecipazione al falso documetario realizzato da M. Penso ed E. Del Drago È morto Cattelan! Evviva Cattelan!  (2006) in cui viene messa in scena la sua morte, o le esagerazioni anatomiche di opere come Frank and Jamie (2002) e Donna crocifissa (2008).

Maurizio Cattelan, Z di Zorro
Nel 2011 l'ennesima polemica ha messo i riflettori sull'installazione di duemila piccioni impagliati presentata alla 54° edizione della Biennale di Venezia, mentre nello stesso anno al Guggenheim di New York è stata allestita la mostra Maurizio Cattelan all, con più di 130 opere dell'artista legate al soffitto in un gioco ironico sull'abisso.
Nel pubblico suscita sempre reazioni estreme, o lo si odia o lo si ama... proprio per la natura della sua arte molto provocatoria. Certo viene da porsi una domanda: l'arte deve per forza solo provocare? un artista è tale se sceglie esclusivamente questa strada? o è un furbo espediente di marketing che di certo attira le attenzioni di pubblico e critica?
A voi la scelta.

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Questo post fa parte della rubrica #lopotevofareanchio, in cui se vuoi puoi esplorare l'arte contemporanea!

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Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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