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giovedì 12 giugno 2014

Francisco Goya, 3 maggio 1808

Francisco Goya, 3 maggio 1808 (la fucilazione)
L'arte dalla parte dei deboli, un concetto che non sempre fu così scontato. Era stato permesso poche volte, e solo in senso ironico, che l'artista prendesse la parte del perdente nella storia. I pittori del Seicento e del Settecento dipingevano Qualche volta dei poveri da mettere nelle cucine dei ricchi, ma solo per aumentare il loro buonumore. Con Goya però la questione cambiò radicalmente.

Nel 1814 l’artista propose al consiglio della reggenza di realizzare su tela i momenti più salienti della resistenza spagnola nei confronti delle truppe sconfitte di Napoleone. Il risultato furono due opere di cui una è il “3 maggio 1808” che rappresenta il momento in cui i francesi fucilarono, senza processo, tutti gli spagnoli sospettati d’aver partecipato alla sommossa del 2 maggio. Più tardi artisti come Manet e Picasso, si sarebbero ispirati a questo dipinto per realizzare la violenza della guerra e l’umanità dei vinti, morti per una causa.

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Punto focale del dipinto è l’uomo inginocchiato con le braccia aperte, illuminato dalla luce della lanterna: porta una camicia bianca, unica nota chiara dell’intera composizione in cui prevalgono i toni scuri. Un plotone di soldati è schierato di fronte a lui, sono tutti di spalle e per questo non ne vediamo i volti. All’uniformità militare che caratterizza l’allineamento preciso dei soldati, tesi in avanti con le canne dei fucili puntate, si contrappone la moltitudine di emozioni e gesti che animano gli uomini in attesa della fucilazione. Vediamo chi inveisce con i pugni chiusi, chi si copre il viso con le mani, un frate dice una preghiera fissando il terreno dove giace un cadavere immerso in una pozza di sangue. Molto toccante è lo sguardo del disperato in attesa delle fucilate e crude sono le figure a terra dei già giustiziati in prima linea, di cui uno ha addirittura il colpo di grazia in fronte, rivolto verso lo spettatore. Una collina separa la scena dallo sfondo del cielo notturno su cui si staglia il profilo della città, testimone attonito e impotente di tanto orrore.


Goya colse come un’istante fotografico il momento precedente all’atto di premere il grilletto che porterà alla morte l’uomo inginocchiato e chi lo circonda. Ma questo fotogramma è solo uno di tanti altri simili che si ripeteranno, perché già un gruppo di persone sono morte e altre stanno aspettando il loro turno. L’artista quindi coglie nella stessa opera i tre momenti d’agonia delle vittime in un passaggio simbolico dalla vita alla morte. Temi e simboli cristiani sono presenti sulla tela: dal frate, al campanile sullo sfondo, al gesto stesso dell’uomo inginocchiato che apre le braccia, richiamando a Cristo crocifisso. Ma tutti questi riferimenti sembrano solo sottolineare l’impotenza della Chiesa di fronte a questi eventi storici drammatici.


Qui Goya però fa di più: invece del solito eroe classico, raffigura un antieroe, un semplice civile senza nome, ucciso da anonimi soldati insieme ai suoi compatrioti. Seguendo un percorso che dalla sinistra del quadro ci porta a destra, passiamo dalla luce all'ombra, dal disordine umano delle vittime alla precisione meccanica dei soldati, aumentando il significato metaforico di tutto il dipinto. L’artista usa un forte contrasto di chiaroscuri, richiamando alla vittoria delle forze della morte e dell’irrazionale su quelle della vita e della ragione.
L’opera divenne presto un’icona contro la disumanità della guerra, spogliata di ogni eroismo. Gli ideali morali e politici dell’Occidente sembrano ormai definitivamente in crisi. Una crisi che ha portato ad estreme conseguenze, il cui prezzo lo stiamo pagando ancora oggi.

Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

4 commenti:

  1. Questo quadro, quando lo studiai, mi lasciò addosso una strana sensazione... Mi impressionò, ecco. Goya ha saputo fare bene il suo lavoro!

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    1. Penso che sia riuscito bene nel suo intento. A presto Kate!

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  2. Goya ha una capacità davvero impressionante di rendere la guerra e il "male" in sé. Amo tantissimo le sue incisioni, in particolare i "Disastri della guerra".

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    1. Anche io amo molto l'opera di Goya. Grazie del contributo Lucrezia!

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