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martedì 15 luglio 2014

Gerolamo Induno, alla riscoperta del XIX secolo italiano

Girolamo Induno, triste presentimento
Divagazione risorgimentale oggi. Il Risorgimento fu un periodo ricco di bellezza, dolore e riscatto per l'Italia e Gerolamo Induno, insieme al fratello Domenico, fu uno dei più interessanti interpreti di quel periodo.
Artista, come molti altri, legato strettamente ai fatti politici d'allora, attivo sul campo di battaglia, segueì gli eventi che da Magenta portano alla battaglia di Solferino. Partecipò anche alla disavventura sardo-piemontese in Crimea e dipinge la celebre battaglia della Cernaia.

L'artista accompagnò Garibaldi in Sicilia, lo raffigurò ferito, e continuò a raccontare la storia del Risorgimento italiano, in un dipinto che è particolarmente commovente: Triste presentimento. Questa ragazza è al tempo stesso casta e sensuale, con la veste da notte che le scende da una spalla, mentre legge la lettera dal fronte. La sua posa è la versione più pudica della Meditazione di Hayez.

Lei sembra una giovane donna lombarda che non sta in un ricco salotto, ma in ciò che rimane di una casa nobile decaduta, dove il camino si è trasformato in toeletta, con specchio, asciugamano e catino di ceramica. Vediamo una piccola natura morta all'interno del dipinto che sicuramente sarebbe piaciuta a Chardin e una coperta settecentesca sul letto che dimostra l'origine del casato da cui proviene la ragazza, un tempo ricco. Molto tristi sono quelle persiane rovinate e mangiate dal tempo.

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Sulla parete in fondo, le icone oggi esposte alla Pinacoteca di Brera e simbolo del Risorgimento: il Bacio di Hayez e un piccolo busto di Garibaldi. Induno non è un realista, ma un verista nel senso più genuino del termine. Precederà così quella corrente letteraria che con Giovanni Verga, anche lui patriota e repubblicano, raggiungerà i massimi livelli.
Forse Induno è stato uno degli artisti più bistrattati del XIX secolo italiano e questo omaggio di Artesplorando, per quanto piccolo, vuole essere una sorta di risarcimento a posteriori!

Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

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