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martedì 1 luglio 2014

Il martirio nell'arte

Stefan Lochner, il martirio degli apostoli
Oggi vi parlo di un tema che ha attraversato per larga parte la storia dell'arte, il martirio. Sicuramente è un tema che diede molti spunti agli artisti, sempre alla ricerca di nuovi soggetti da rappresentare.
Ma andiamo con ordine. Cos'è il martirio?
Tutto parte dal concetto di santità, che nel mondo cristiano non è altro che imitazione di Cristo. E i mortali che imitano il sacrificio di Cristo, immolandosi per la propria fede, diventano martiri e di conseguenza santi.

E da qui parte la domanda che voi tutti vi farete: come rappresentarlo?
Nell'arte medievale raramente il martire viene rappresentato imbruttito dai tormenti come si era osato fare per Cristo. Nel suo caso si voleva sottolineare l'immensità inimitabile del sacrificio compiuto, mentre nel caso dei martiri (per esortare a imitarli!!!) si mostra la serenità serafica con cui sono andati incontro alla propria morte.

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Nascono così opere in cui una sequenza di decapitazioni, tormenti sulla graticola, asportazione dei seni e quant'altro può dare luogo a composizione aggraziate, una sorta di balletto surreale. Come nel caso qui sopra rappresentato dall'opera di Stefan Lochner, attivo nella prima metà del XV secolo.
Le cose però cambiano dal rinascimento in poi, nel clima della rivalutazione del corpo umano e della sua bellezza, si ha la tendenza all'eccessivo abbellimento di un fatto dolorosissimo, tanto che più che il tormento conta la forza virile o la dolcezza femminea con cui il santo l'affronta.

Jusepe de Ribera, san Sebastiano

Ed ecco che si hanno compiacenze non di rado omofile, come nel caso delle varie rappresentazioni di san Sebastiano.
Martire è bello e lo dimostrano le opere del Mantegna, di Holbein, di Guido Reni, fino ad arrivare a El Greco e Gutave Moreau che ci restituiscono figure belle nella forma esteriore quanto lo sono in quella interiore.

Guido Reni, san Sebastiano
El Greco, san Sebastiano























Fonti: Storia della bruttezza, a cura di Umberto Eco, Bompiani, 2011

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