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lunedì 28 luglio 2014

La Belle Epoque-prima parte: il caso Whistler

James Abbot Whistler, sinfonia in bianco n.1
La Belle Epoque è un luogo dell'anima e della coscienza, nel bene e nel male. Lo è in quanto quelli della Belle Epoque, non lo sapevano d'esserci in un'epoca del genere.
Il termine fu infatti coniato dopo la Prima guerra mondiale come per dire che si stava meglio prima della deflagrazione della guerra. Così venne chiamato Belle Epoque il periodo tra la guerra franco-prussiana del 1870 e l'assassinio di Sarajevo che portò le borghesie liberali d'Europa verso la distruzione. Un periodo di pace politica e sociale, durato circa quarantaquattro anni.

Anche se non era poi del tutto vero, data la crisi economica, la speculazione immobiliare e la deflazione dei prezzi. I ricchi, quelli che vivevano di rendita, sopratutto, se la passavano benissimo, il che rese per loro la Belle Epoque ancora più bella.
E il pittore per eccellenza dell'epoca chi è? James Abbot Whistler è senz'altro un prototipo per il periodo. Suo padre ingegnere costruisce ferrovie a San Pietroburgo nel 1842, quando lui ha otto anni. A undici si iscrive all'Accademia imperiale di pittura. Dalla Russia torna negli Stati Uniti e va a fare l'Accademia militare di West Point.

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Decide che il suo futuro non sta nel dipingere mappe per l'esercito e a ventun'anni va a Parigi a fare la boheme. Finisce nello studio-scuola di Marc-Charles-Gabriel Gleyre. Era il 1855. Tre anni dopo è già nel giro, amico di Fantin-Latour, che lo influenza con la sua pittura mossa e materica, opposta a Ingres, è amico di Baudelaire e Manet. Legge ovviamente Gautier. Fuma e beve moltissimo. Inizia a fare il pendolare tra Parigi e Londra, i due poli della Belle Epoque. Ma si ferma a Parigi perchè scopre Joanna, modella perfetta, amante, con la quale convive per sei anni e che poi abbandona per altre modelle e mogli. Joanna però alleverà il figlio di Whistler avuto con una cameriera e sarà al suo funerale inglese nel 1903.

Pittore non catalogabile Whistler. Probabilmente da non considerarsi realista. E' in sottile polemica con la lezione di Courbet, quella della realtà cruda e popolare, che non gli piace per niente. Il vero sta per lui nell'oggettivamente bello e nelle signore che dipinge. I suoi dipinti saranno estetica pura, tanto da chiamarsi come delle composizioni musicali. Eppure la sua prima Sinfonia in bianco viene rifiutata al Salon e sarà esposta nel luogo dell'alternativa, il primo Salon de Refuses che Napoleone III decide di aprire nel 1863.
Il che ci porta a Manet e alla sua Olympia. Anch'essa doveva apparire in quel salone, ma che verrà presentata solo due anni dopo su istigazione di Baudelaire, suscitando scandalo e portandoci alla seconda parte di questo approfondimento sulla Belle Epoque ... →continua

Fonti: Il Secolo lungo della Modernità, Philippe Daverio, Rizzoli, Milano, 2012

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