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mercoledì 9 luglio 2014

Le tecniche a incisione, piccola guida per capire cosa sono

Albrecht Dürer, Rinoceronte, xilografia
Oggi vi voglio parlare delle tecniche a incisione.
Queste sono tutte tecniche di produzione di stampe, ricavate da matrici di legno (xilografia QUI), o di rame (acquaforte, QUI), il cui nome deriva dal fatto che la matrice viene preparata incidendovi l'immagine con punte di acciaio oppure con acido. Non va confusa con le tecniche dalle quali si ricavano impressioni derivate da matrici in pietra (litografie, QUI). In questo caso la matrice viene preparata con un disegno eseguito a matita, a penna e a pennello. In tutti i casi l'immagine si ottiene premendo un foglio di carta sulla matrice inchiostrata, a mano o a macchina.
Xilografia, incisione su rame e litografia hanno in comune il carattere seriale nel senso che l'ideazione si concentra nella preparazione della matrice, dalla quale possono essere tratte numerose copie di esemplari.

L’incisione storicamente sembra già nota in Egitto e in Cina in epoca antichissima, intorno al VII-VI secolo a. C.; le prime stampe su carta comparvero però in Cina nel VII secolo d. C. e, in Europa, intorno alla metà del Trecento. Si trattò inizialmente di matrici in legno con cui vennero riprodotti motivi di carattere popolare. In seguito, grazie al rapido sviluppo tecnico e all’introduzione di matrici in metallo, l’incisione diventò una forma espressiva autonoma, pur continuando a rappresentare, fino all’invenzione della litografia e dei procedimenti fotomeccanici, l’unico strumento disponibile per la riproduzione d’immagini.
Persa gradualmente questa funzione, con l’avvento e l’adozione universale dei metodi di riproduzione
meccanica, l’incisione divenne esclusivamente un mezzo d’invenzione; tale concezione, prioritariamente creativa, ha favorito, soprattutto nel nostro secolo, sperimentazioni di vario genere.


Le tecniche 

Esistono due tipi fondamentali di incisione:

  1. l’incisione in cavo, nella quale le parti che devono risultare inchiostrate sulla stampa vengono scavate in una matrice di metallo; questo procedimento è caratteristico di tutte le tecniche calcografiche (acquaforte, bulino, puntasecca, ecc.). 
  2. l’incisione in rilievo, nella quale i segni che risultano inchiostrati sulla stampa corrispondono alle parti risparmiate, cioè lavorate in rilievo, in una matrice in legno (xilografia) o di linoleum (linografia). Nel primo caso la matrice, generalmente in rame o zinco, ma anche in acciaio od ottone, può essere incisa in modo diretto, con ferri di varie forme, o in modo indiretto, grazie all’azione corrosiva di un acido.

In entrambi i casi, l’inchiostro calcografico viene in un primo tempo distribuito su tutta la lastra e in seguito asportato dalle parti piane della matrice, in modo da lasciare inchiostrate solo le parti incise. Il segno stampato risulta d’intensità e spessore corrispondente alla profondità e alla forma di quello inciso sulla matrice.


Metodi fondamentali d’incisione diretta  


  • Bulino - È la tecnica originaria dell’incisione su metallo, particolarmente adatta al rame, piú resistente e compatto dello zinco. Essa prende il nome dal ferro che si usa per incidere: una lama d’acciaio con punta affilata e tagliente a sezione romboidale, triangolare o a foglia d’ulivo con la quale si scava la lastra. Eliminate con un raschietto le piccole sopraelevazioni che si creano ai bordi dei solchi (barbe), ne risulta un segno netto e senza sbavature.
  • Puntasecca - Usata inizialmente come integrazione e rafforzamento di altre tecniche (con qualche eccezione, prima fra tutte quella di Rembrandt), si sviluppa come tecnica autonoma verso la fine del XIX secolo. Si ottiene incidendo il metallo con la puntasecca, un utensile di acciaio con la punta a sezione circolare, che graffia la lastra. Alle barbe relativamente cospicue che si creano sui bordi dei solchi si deve l’effetto sfumato dei segni e la profondità dei neri che caratterizzano le stampe ottenute con questa tecnica. La fragilità di queste barbe condiziona però la tiratura, che deve essere limitata a circa trenta esemplari, aumentabili solo con l’acciaiatura della lastra.
  • Maniera nera o mezzotinto - Nata in Germania intorno alla metà del Seicento, venne perfezionata in Olanda e conobbe un grande successo in Inghilterra nel XVIII e XIX secolo. È l’unica tecnica che consente di ottenere i passaggi chiaroscurali, in quanto non si procede per progressiva aggregazione di segni dal bianco verso il nero; all'inverso, tutta la superficie della lastra viene preparata alla resa di un nero assoluto dal quale si ricavano poi, a ritroso, tutti i valori intermedi, dai grigi al bianco. La preparazione della lastra avviene attraverso ripetuti passaggi incrociati di un ferro fornito di una lama semicircolare seghettata (mezzaluna, pettine, berceau) che lascia sul metallo dei segni paralleli. I valori intermedi, fino al bianco, si ottengono quindi premendo le asperità con brunitoi o eliminando le barbe dalla superficie incisa con dei raschietti. Come per la puntasecca, alla quale questa tecnica si avvicina anche per il valore vellutato e profondo dei neri, conviene usare il rame, più resistente dello zinco e adatto a un’eventuale acciaiatura.
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Metodi fondamentali d’incisione indiretta


  • Acquaforte - Tecnica molto diffusa, viene spesso preferita al bulino per la facilità e rapidità d’incisione che permette e per il segno morbido e sottile che consente di ottenere. Con una punta d’acciaio si scalfisce infatti solo uno strato di vernice posto sulla lastra, mentre l’incisione del metallo avviene grazie all’attacco di un acido diluito. Questo, penetrando negli incavi aperti dalla punta, inciderà il metallo ad una profondità proporzionale alla concentrazione dell’acido e ai tempi di morsura. Schematicamente si procede in questo modo: su una lastra sgranata e lavata si stende uno strato uniforme e sottile di vernice acidoresistente, con pennello e a freddo se liquida, con tampone o rullo e a caldo se solida. Seccata e annerita con nerofumo la vernice, in modo da far risaltare i tratti incisi, la lastra è pronta per essere disegnata con la punta e immersa nell’acido: una sola`volta (morsura piana) o piú volte (morsura multipla) a seconda che tutti i valori siano già definiti con il disegno o debbano invece essere accentuati con una maggiore profondità d’incisione. In questo secondo caso, per ogni morsura parziale la lastra va lavata in acqua corrente e asciugata; quindi bisogna ricoprire con vernice a rapida essiccazione i segni che hanno già raggiunto la profondità voluta e non devono piú essere acidati.
  • Vernice molle - È un metodo affine all’acquaforte, con cui si ottengono però segni sgranati, simili a quelli di un disegno a carbone o a matita. Si procede ricoprendo a  una lastra con vernice solida, arricchita di sego o vaselina affinché raffreddandosi non indurisca (vernice molle). Si sovrappone quindi un foglio di carta leggera e su questa si disegna con una matita; la vernice aderirà alla carta lasciando un segno nitido, d’intensità proporzionale alla durezza della matita e alla pressione esercitata. Togliendo la carta, nelle parti corrispondenti al disegno tracciato la vernice si stacca e sul metallo si riproduce la grana della carta utilizzata; a questo punto la lastra è pronta per la morsura che, per la particolare delicatezza della vernice molle, deve avvenire in una soluzione molto diluita.
  • Acquatinta - Caratteristica di questa tecnica, scoperta nel XVIII secolo, è una particolare preparazione, o granitura, della lastra che consente di ottenere i valori tonali per zone e non per aggregazione di segni. Estremamente versatile, viene usata, al pari della maniera nera e a volte in sua combinazione, come mezzo per imitare i valori chiaroscurali e per la produzione, con piú lastre, di stampe a colori. I metodi di esecuzione sono molti, ma i piú diffusi sono il metodo della resina e il metodo del sale. Con il primo si sparge sulla lastra uno strato di polvere di resina acidoresistente e la si fissa alla lastra fondendola al calore di un fornello. Raffreddata, la lastra è pronta per la morsura. I valori, dal grigio chiarissimo al nero, dipendono dai tempi di morsura; la qualità materica dalla grana e dalla densità della resina. Nel secondo si copre con sale fino una lastra preparata con vernice solida non affumicata e la si riscalda fino a quando il sale non penetra nella vernice ammorbidita. Una volta raffreddata, la lastra viene immersa in acqua tiepida in modo che il sale si sciolga creando dei piccoli fori in cui, al momento della morsura, penetrerà l’acido.
Rembrandt, L'artista che disegna una modella,
secondo stato, acquaforte, puntasecca e bulino
Esistono vari altri metodi d’incisione, diretti, indiretti o misti, tutti riconducibili ai principi descritti (il puntinato, le rotelle, la matita grassa, lo zucchero, ecc.). Altri, più recenti, sono a base di resine sintetiche che, distribuite sulla lastra allo stato plastico, possono essere modellate o incise prima d’indurire e far corpo con il metallo.

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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