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giovedì 28 agosto 2014

L'inferno, il diavolo e le tentazioni ... nell'arte

La religione, come spesso ci è capitato di osservare, ha offerto agli artisti un'ampia gamma di soggetti da rappresentare. E sicuramente gli inferi e tutti l'universo delle tentazioni e dei vizi hanno prodotto esiti molto interessanti e fantasiosi.
Molte religioni, già prima di quella cristiana, avevano concepito un luogo di solito sotterraneo dove vagavano le ombre dei morti: nell'Ade pagano Demetra va a cercare Persefone rapita dal re degli inferi, Orfeo discende per salvare Euridice, vi si avventurano Ulisse ed Enea. Di un luogo di pena ne parla anche il Corano. Fino ad arrivare alla religione cristiana che degli inferi ha dato molte descrizioni, letterarie e visive!


E proprio grazie alla letteratura, con opere come la Navigazione di San Brandano o la Divina Commedia, prolificheranno nelle abbazie romaniche e nelle cattedrali gotiche, nelle miniature e negli affreschi, tutte quelle rappresentazioni che ricordano al fedele giorno per giorno le pene che attendono il peccatore (alcune delle rappresentazioni dell'inferno ho cercato di raccoglierle tempo fa in un video di Artesplorando channel, che ne racconta un po' la storia e che vi aggiungo come chicca!).

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Al centro dell'inferno ovviamente sta Lucifero, o Satana che dir si voglia. Ma Satana era presente già in altre culture oltre che nella nostra di radice cristiana-latina. Vari tipi di demoni esistevano in Egitto ( il mostro Ammut, ibrido di coccodrillo, leopardo e ippopotamo), come pure nella cultura mesopotamica. E c'è il diavolo come Al-Saitan anche nella cultura islamica.

Mosaico in Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna,
particolare con il diavolo-angelo rosso
Particolare del timpano della chiesa di Souillac
Ma nella storia dell'arte occidentale inizialmente il diavolo è rappresentato come un normale angelo e l'immagine che troviamo in forma di mosaico a Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna lo dimostra. L'opera, datata intorno al 520, lo raffigura come un angelo rosso.
Come mostro dotato di coda, orecchie belluine, barba di capra, artigli, zampe e corna comincia ad apparire dall'XI secolo in avanti, per acquisire le ali di pipistrello.

Un primo esempio in questo senso è forse la rappresentazione che ne viene fatta sul timpano della chiesa romanica di Souillac: il diavolo porge la pergamena a Teofilo che firma così con lui un patto. In questa scultura possiamo certo dire che il diavolo è già abbastanza brutto da essere sulla strada giusta per diventare un diavolo moderno!
Il diavolo in tutta la sua mostruosità non solo dominerà terrorizzante in miniature e affreschi, ma verrà anche evocato nei racconti e nelle rappresentazioni delle tentazioni subite dagli eremiti che troveranno spazio nella fantasia degli artisti, fino quasi ai giorni nostri.

Hieronymus Bosch,
particolare dal Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio
Hieronymus Bosch, particolare dal Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio


Ma se si parla di mostri e fantasia non è possibile non citare Hieronymus Bosch. I suoi esseri infernali sono ibridi che superano tutta l'iconografia che li precede. Non nascono dalla mescolanza di animali noti ma hanno una loro autonomia incubatica, e non si sa se vengano dall'abisso o se abitino, inosservati, il nostro mondo. Le creature che, nel Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio assediano l'eremita, non sono i demoni della tradizione, troppo cattivi per essere presi sul serio.

Quasi divertenti come personaggi carnevaleschi, sono ben più insinuanti. Per Bosch si è parlato di "demoniaco nell'arte", si sono individuati fermenti ereticali, richiami al mondo dell'inconscio, allusioni alchemiche e anticipazioni del surrealismo. E' senz'altro uno degli artisti che, da un lato ha saputo svelare i lati oscuri della nostra psiche, e dall'altro i vizi della società in cui viveva.

Fonti: Storia della bruttezza, a cura di Umberto Eco, Bombiani, 2011

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