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mercoledì 17 settembre 2014

Il trionfo della morte e la danza macabra

Oratorio dei Disciplini, trionfo della morte
Se la storia dell'arte ci ha abituati a santi che attendevano la morte con pazienza e rassegnazione, altrettanto non si può dire per le masse dei peccatori.
In questo caso non si trattava tanto di invitarli ad accettare serenamente il momento del trapasso quanto di ricordare loro l'imminenza della morte, in modo che potessero pentirsi in tempo. Per questo motivo le immagini che apparivano nei luoghi sacri avevano lo scopo di ricordare l'imminenza e l'inevitabilità della morte, instillando il terrore per le pene infernali.

Che questo tema fosse particolarmente sentito nei secoli medievali (ma anche oltre) era dovuto al fatto che, in epoche in cui la vita era più breve della nostra e si cadeva facilmente preda di pestilenze e carestie, vivendo in uno stato di guerra quasi permanente, la morte appariva come una presenza costante. 
In molti cicli pittorici, come in quello celebre del Camposanto di Pisa, viene celebrato il trionfo della morte. Nell'antica Roma, durante le celebrazioni dei condottieri vittoriosi un servo che stava accanto all'eroe sul cocchio ripetendogli continuamente "ricordati che sei un uomo". Il trionfo della morte non sarà solo d'ispirazione alla pittura, ma anche alla letteratura, al teatro e ai carri carnevaleschi.

Pieter Bruegel il Vecchio, trionfo della morte
Alcune antiche storie illustrate raccontano di tre cavalieri che nel bosco incontrano tre scheletri che si mostrano come lo specchio del futuro che attende tutti. Al tema sono dedicati molti affreschi come L'incontro dei tre vivi e dei tre morti (XIV secolo), nell'Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti (XV secolo), nella Sagrestia di San Luca, a Cremona, o l'affresco sulla facciata dell'Oratorio dei Disciplini a Elusone (XV secolo) che riunisce i due temi del trionfo della morte e della danza macabra.

Hans Holbein, dalla serie di incisione della danza macabra
Un'altra delle forme celebrative della morte è stata appunto la danza macabra che si svolgeva nei luoghi sacri e nei cimiteri, un rito che nasce probabilmente a causa dei terrori diffusi dalla grande peste nera del XV secolo. 
La danza mostra papi, imperatori, monaci o fanciulle che danzano tutti insieme guidati da scheletri, e celebra la brevità della vita.  Una delle immagini più antiche, ora perduta, era del 1424, nel cimitero parigino dell'Eglise des Innocents, e ne rimangono solo riproduzioni incise.

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Nel Rinascimento fanno la loro comparsa svariati libri di piccolo formato con le incisioni della danza macabra, le più celebri dovute ad Hans Holbein e poi sempre riprodotte fino ai giorni nostri: si tratta di una serie di scene quotidiane o di episodi biblici in cui uno o più scheletri accompagnano i protagonisti umani, per ricordare che la morte è compagna della vicenda umana.
Ma la rappresentazione della morte continua fino ai nostri giorni. Molti esempi delle prime immagini proiettate grazie alla tecnica della "camera oscura" nel XVII secolo hanno come tema lo scheletro, e forse l'ultima e più celebre riapparizione della danza macabra la si vede ne Il settimo sigillo di Ingmar Bergman.

Fonti: Storia della bruttezza, a cura di Umberto Eco, Bombiani, 2011

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