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giovedì 4 dicembre 2014

Domus Aurea, pozzo di meraviglie e creatività

Le grottesche della Domus Aurea
La Domus Aurea è uno di quei luoghi simbolo dell'arte occidentale, la cui storia si intreccia con il mito. Fondamentale la sua trasmissione ai posteri.
Ma cos'è la Domus Aurea? e perchè è così importate nel panorama storico-artistico non solo italiano, ma mondiale?
La Domus Aurea è la Villa urbana costruita dall'imperatore romano Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C..
Dopo la morte di Nerone, il terreno della Domus Aurea venne «restituito al popolo romano» dagli imperatori successivi. In circa un decennio la dimora neroniana venne spogliata dei suoi rivestimenti preziosi: i cantieri per le terme di Tito erano già avviati nel 79 d.C. Vespasiano utilizzò lo spazio in cui era stato scavato il lago artificiale per costruire l'Anfiteatro Flavio, col Colossus Neronis nei suoi pressi. Anche le terme di Traiano ed il Tempio di Venere e Roma risiedono nel terreno occupato dalla Domus. In quarant'anni, la Domus Aurea fu completamente sepolta sotto nuove costruzioni, ma paradossalmente questo fece in modo che i suoi dipinti potessero sopravvivere; la sabbia funzionò come le ceneri vulcaniche di Pompei, proteggendoli dal loro eterno nemico, l'umidità.

La pianta della Domus Aurea
Fino a quando un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle Oppio alla fine del XV secolo e si ritrovò in una strana grotta, piena di figure dipinte. Ben presto i giovani artisti romani e non presero a farsi calare su assi appese a corde per poter vedere loro stessi. Gli affreschi scoperti allora sono ormai sbiaditi in pallide macchie grigie, ma l'effetto di queste decorazioni fu elettrizzante per l'intero Rinascimento, dando origine allo stile definito a "grottesche", che si ispirò ai dipinti ritrovati in quelle che si credettero inizialmente delle grotte!

In quel periodo papa Sisto IV aveva riunito per la decorazione della cappella Sistina un gruppo di artisti umbri e toscani, tra cui Ghirlandaio, Perugino, Pinturicchio. Quando questi artisti s'infilarono sotto terra e furono fatti scendere lungo dei pali per poter studiare queste immagini, ebbero una rivelazione di quel che era il vero mondo antico. Accanto alle firme di illustri e successivi turisti incise sugli affreschi, quali quelle di Giacomo Casanova e del Marchese de Sade, distanti di pochi centimetri l'una dall'altra, si possono leggere ancora oggi le firme di Domenico Ghirlandaio, Martin van Heemskerck, e Filippino Lippi.

Il primo che riuscì a rifare lo stile delle pitture delle grotte o "grottesche" fu il Morto da Feltre, Pietro (o Lorenzo secondo altri) Luzzo, che fu il loro scopritore. Tanto sappiamo da Giorgio Vasari che nelle sue Vite scrisse di lui nella Vita del Morto da Feltre e di Andrea di Cosimo Feltrini. Di Morto sono stati scoperti casualmente affreschi nello stile della grottesca a Palazzo de' Mezzan in Feltre. Essi rappresentano una nuda (Venere-Fortuna-Primavera) e, nel talamo, tre "quadri di grottesche" con scene centrali che mostrano un protovangelo, una visitazione e una adorazione dei Magi.

Raffaello stesso accompagnato da Giovanni da Udine esplorerà le stanze della Domus, traendone ispirazione per le sue commesse papali. Basti vedere le logge Vaticane o la loggetta del cardinal Bibbiena realizzata per l'appunto da Giovanni da Udine per capire l'imitazione stringente dell'antico. Anche il Pinturicchio fu estremamente influenzato dalla Domus: l'artista copiò i motivi antichi per decorare l'appartamento Borgia in Vaticano e la libreria Piccolomini a Siena (ispirata alla sala della volta dorata).

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Questi ed altri artisti (come Marco Palmezzano) si diedero a diffondere anche nel resto d'Italia tali "grottesche", creando dei veri e propri cataloghi di motivi decorativi. Le ritroviamo così a Palazzo Farnese a Caprarola ad opera di Taddeo Zuccari, oppure a Palazzo Vecchio a Firenze, ad opera di Giorgio Vasari, Tommaso di Battista e Ghirlandaio.

Alla morte di Raffaello, anche i suoi allievi contribuirono alla diffusione di questo stile pittorico: Giulio romano ad esempio, ebbe modo di sperimentare tutto ciò che aveva appreso dall'arte classica, nella realizzazione di palazzo Te a Mantova, anticipando i tratti tipici del Manierismo.
Tutti esempi di quanto gli artisti del '500 respirarono l'aria della Domus Aurea. La sua riscoperta avvenne in un momento particolarmente propizio: da un lato gli artisti stavano riscoprendo l'arte antica, dall'altro i potenti committenti della Roma d'allora amavano l'arte, lo sperpero gli oggetti preziosi esattamente come Nerone!

Sala ottagona alla Domus Aurea
La scoperta, però, provocò anche l'ingresso dell'umidità nelle sale, e questo avviò il processo di lento, inevitabile decadimento. Alla forte pioggia fu attribuito anche il crollo d'una parte del soffitto.
La riapertura di una parte del complesso, chiuso subito dopo il crollo nel 2006, era prevista per il gennaio 2007, ma il monumento continuò a soffrire di una situazione a rischio, dovuta al traffico, alle radici degli alberi del giardino e ad altri problemi riguardanti l'area, che impedirono di proseguire lo scavo e l'esplorazione.
Il 30 marzo 2010 crolla la volta di ingresso ad una galleria che portava alla Terme Traianee, costruite sopra la struttura neroniana dall'imperatore Traiano nell'anno 104, contribuendo ad aggravare la situazione.

Oggi tutto il complesso è sottoposto ad un ampio intervento di restauro strutturale e ad una sperimentazione di nuova copertura permeabile all'interno del parco di colle Oppio. Il tutto finalizzato alla conservazione e ad un successivo restauro degli affreschi presenti nella Domus. 
Speriamo che gli si possa restituire il ruolo di invaso di memoria da cui ripescare conoscenza oggi.
Speriamo sia possibile una nuova rinascita e riscoperta.
Riscoperta a favore della creatività di tutti!

Questo post si avvale di contributi bibliografici vari che potete consultare qui

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