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venerdì 19 dicembre 2014

L'arte che sfida il tempo: l'Egitto


Continuano le divagazioni alle origini dell'arte
Qualche forma d'arte preistorica, abbiamo visto, esiste in ogni parte del globo, ma la storia dell'arte in quanto sforzo continuato che attraversa il tempo, non comincia nelle caverne della Francia meridionale o tra gli indiani del Nordamerica.
Non c'è una tradizione diretta che unisca queste remote origini ai giorni nostri, ma c'è una tradizione diretta, tramandata da maestro ad allievo, che ricollega l'arte dei nostri tempi, all'arte fiorita nella valle del Nilo circa cinquemila anni fa! 
L'Egitto!

Infatti i maestri greci andranno a scuola dagli egizi, e noi tutti siamo allievi dei greci. Per questo l'arte egizia assume per noi un'importanza incalcolabile.
Tutti voi sapete che l'Egitto è il Paese delle piramidi, quelle montagne di pietra che si ergono come pietre miliari sul lontano orizzonte della storia. Ci parlano di un Paese così perfettamente organizzato da rendere possibile l'erezione di quelle gigantesche masse di pietra nel lasso di tempo della vita di un re (salvo teorie extraterrestri!!!).

Il re o faraone e il rapporto con l'aldilà sono le chiavi di lettura per comprendere l'antico Egitto. Il faraone era considerato un essere divino con un potere assoluto che spadroneggiava sui sudditi. Alla sua morte, staccandosi da questa terra, sarebbe risalito tra le divinità da cui proveniva, ed in questa sua ascesa le piramidi lo avrebbero probabilmente agevolato. Fu così che migliaia e migliaia di schiavi lavorarono duramente per anni fino al completamento delle tombe che avrebbero dovuto accogliere e preservare i corpi dei faraoni proteggendoli dalla corruzione.

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Il corpo è un altro punto cardine: doveva essere conservato per consentire all'anima di vivere nell'aldilà e per questo motivo gli egizi mummificavano i corpi dei potenti e costruivano le piramidi. 
Ma queste remote vestigia dell'architettura umana non sono le uniche a parlarci del ruolo sostenuto dalle antiche credenze nella storia dell'arte. Per gli antichi egizi non era sufficiente la conservazione del corpo. Anche le sembianze esteriori erano importanti. Così ordinavano agli scultori di cesellare il ritratto del re in un duro granito incorruttibile, e lo ponevano nella tomba, aiutando l'anima a continuare a vivere nell'immagine e grazie ad essa!

Architettura, scultura, pittura e rilievo erano i mezzi per concretizzare i simboli della potenza terrena e ultraterrena, utilizzati per la decorazione delle tombe e per la realizzazione dei corredi funebri che avrebbero accompagnato il re nell'aldilà.
L'artista ebbe quindi un ruolo fondamentale; pensate solo che sinonimo di scultore era "colui che mantiene in vita" un potere che, anche inconsciamente, diamo alle immagini da sempre. Il farci ritrarre da un pittore, come il farci un autoscatto con il telefonino, garantisce che la nostra immagine sopravviverà nel tempo e forse con essa anche la nostra anima.
Questo è il filo che lega l'Egitto a tutti noi.
La chiave per decifrare un'arte che sfida il tempo e attraversa i continenti.

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Se siete interessati al ritratto egizio leggete QUI

Fonti: La storia dell'arte, E.H. Gombrich, Phaidon, 2008

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